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Scuolitudine - Storie di passioni resistenti

Scuolitudine - Storie di passioni resistenti

Sette capitoli che raccontano altrettante storie di studenti. Autori delle missive sono i loro insegnanti, Chiara e Matteo, i quali, nei mesi della pandemia di COVID-19, si scambiano lettere, non dedicate alla pandemia ma al vissuto di ragazze e ragazzi prima che il virus chiudesse loro tutte le porte. Il primo tra i protagonisti di cui si parla è Luca, un ragazzino imprevedibile, sul cui viso si alternano improvvise luci ed ombre e il cui zaino è sempre pieno di cibo spazzatura. Luca porta in sé un grave dolore: la sua mamma e i suoi fratelli vengono spesso percossi dal compagno di lei. Ginevra è una diciottenne che vorrebbe essere invisibile; per questo si nutre sempre meno, sempre meno. Younes, un ragazzino miope e minuto, è un sorridente portatore di pace che un brutto giorno si ammala seriamente. Ilaria, fanciulla dall’animo inquieto, dopo una gita di istruzione si scopre incinta. E poi Alessandro, la cui storia inizia con l’orrore, ma poi si riprende, come quando, alla fine di un tunnel, si torna a rivedere la luce. Francesco, che arriva da una città lontana, nonstante le apparenze è triste per aver dovuto cambiare tutto, scuola, sport, amici. E, infine, Adiba, che, timida ma curiosa e costruttiva, consente all’insegnante di intravedere uno spiraglio attraverso il quale risvegliare l’interesse di una classe spenta...

Chiara Foà insegna alla scuola secondaria inferiore, la vecchia scuola media. Matteo Saudino invece insegna alle superiori, ma uguale è la passione che li accomuna, tanto che tra loro è costante e reciproco lo scambio di idee, di strategie, di desideri. Sempre, ma ancora di più nel periodo dell’emergenza dovuta al COVID-19, i due docenti sentono l’urgenza di coltivare le relazioni umane e di ripristinare la centralità pedagogica del loro lavoro nella scuola. Le lettere che si scambiano e che poi pubblicano intendono proprio, come essi stessi esplicitamente dichiarano, “portare alla luce una scuola fatta di rinascita e di resistenza, che riesca a rompere il velo di quella scuolitudine, o solitudine a scuola, che tutto avvolge”. Il saggio si apre con la presentazione di Martina Asero, che nota quanto il lavoro dell’insegnante sia complesso, perché richiede adattamento, intuizione, passione, capacità di confrontarsi tra colleghi e con gli studenti, con costante umanità ed umiltà. Non è tanto la conoscenza della materia di insegnamento a determinare complessità e impegno, ma la capacità di saper riconoscere e incontrare tante ragazze e ragazzi che, ben oltre le apparenze, sono depositari di grandi sensibilità e di significative ricchezze interiori. Ecco perché Chiara e Matteo affermano decisi nella loro introduzione che la scuola non serve per accumulare bei voti o a preparare al mondo del lavoro, ma “serve a insegnare agli studenti a guardare negli occhi le inquietudini e le bellezze del vivere e a dipingere meravigliosi orizzonti verso cui indirizzare l’esistenza”.