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Se avessi avuto gli occhi neri

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È stata trovata in coma, Stella Santoro in Sperlinga, con un foulard attorno al collo, stretto al punto d’impedirle di respirare. Un tentativo di suicidio per strangolamento, dopo anni di indecisione. Adesso ha ottantacinque anni e la sua vita è giunta al capolinea. Prima di farlo ha sognato sua madre. “Ti aspetto, ti aspetto Stella”, le ha detto. E Stella l’ha ascoltata, stanca di un’esistenza che non le ha provocato altro che dolore. Esausta di un marito che, quasi centenario, ancora non la lascia in pace. Quando le hanno detto di essere stata soccorsa da lui quasi stentava a crederci. Come moglie, servirlo è suo dovere, le dice sempre in quel suo siciliano stretto, ricordandole quanto, con lui, la vita sia stata un inferno. Sebastiano ha smesso da tempo di essere l’uomo che, appena quindicenne, l’aveva tanto colpita, fino a convincerla dell’esistenza del colpo di fulmine. Troppo giovane, troppo ingenua per rendersi conto di chi veramente fosse Sebastiano Sperlinga della Torre, un padre padrone che avrebbe fatto di tutto affinché fosse diventata sua moglie. E così era stato. Perché ogni cosa deve andare, sempre, come Sebastiano vuole che vada, altrimenti sono dolori. Chi poteva immaginare che proprio a lui potesse capitare un figlio come Carmelo. Dagli occhi azzurri, per giunta…

Se avessi avuto gli occhi neri di Gianfranco Sorge è la storia di una Sicilia antica e retrograda, una storia d’altri tempi narrata con consapevolezza e cura, la giusta attenzione che merita il racconto, malinconico ed emozionante, di una famiglia disastrosa e disastrata, di un matrimonio infelice, di un passato con cui è difficile fare i conti. Gianfranco Sorge riesce, con efficace semplicità e una prosa non da meno, a trasmettere il peso opprimente della mancanza, i personaggi di Se avessi avuto gli occhi neri sono personaggi incompleti, obbligati a vivere delle esistenze incompiute, fatte di rinunce e concessioni, costellate su più fronti da carenze incolmabili, capaci di trasmettere tutto il disagio e l’angoscia dell’oppressione senza smettere però di ribadire quanto della grande voglia di riscatto possa esserci nei piccoli gesti di ribellione quotidiana. Se avessi avuto gli occhi neri si conferma un inno alla libertà e all’individualismo, un commovente racconto d’autoaffermazione e ricerca della libertà nascosto dietro il “banale” desiderio d’esser nati con un paio d’occhi neri. Questo è l’elemento attorno al quale la vicenda si snoda eppure ciò che ci troviamo davanti non vi si limita, Se avessi avuto gli occhi neri è anzi la narrazione, perfettamente riuscita e curata al punto da risultare troppo intensa per essere ridotta e costretta agli “occhi neri”, di uno spaccato della Sicilia classista, omofoba, misogina, del secolo scorso, una Sicilia, quella, che ad oggi non dovrebbe esistere più, ma di cui, spesso, le convinzioni sono ancora profondamente radicate.