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Se lo dico perdo l’America

Se lo dico perdo l’America
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Giovanna – o meglio Giò – Lazzarini è una scrittrice di libri gialli che firma i suoi romanzi con lo pseudonimo di Samuel J. Friedman. Il protagonista delle sue storie poliziesche, Brad Gibbson, è di New York e proprio nei quartieri più malfamati della città vive, respira e sguazza tra crimini e violenze. Da poco Giovanna – pardon, Giò – abita da sola in una casa piccolissima, vessata per le sue abitudini e le sue stranezze dalle tre sorelle: Amalia – o meglio Amy – molto femminile, conscia della sua bellezza e seduttiva in qualsiasi circostanza e con chiunque; Margherita – o meglio Meg – egocentrica, classica e studiosa; Bettina – o meglio Bet – spirituale, tanto riflessiva che quasi ha paura delle parole. Un giorno il suo editore, Luigi, sposato con prole ma palesemente innamorato di lei, le comunica che il produttore americano Sam Friedman si è interessato all’acquisto dei diritti del suo romanzo Bara per due e si dice pronto a portare sugli schermi televisivi americani le avventure di Brad Gibbson. Mister Friedman non solo è a Roma, non solo si chiama come lo pseudonimo usato da Giò, ma crede che lei sia un uomo e desidera invitarlo a cena. Ma durante la serata finita con una sbronza, tante sono state le stranezze. Prima di tutto Giò ha deciso di incontrarlo solo travestita da uomo per non tradire il suo pseudonimo, ma questo non ha fatto che moltiplicare le attenzioni del produttore che, omosessuale, non ha fatto mistero della sua attrazione per il giovane scrittore italiano. E così Giò è costretta a dichiarare la propria eterosessualità facendo riferimento ad una ipotetica fidanzata per giustificare iustis de causis il rifiuto delle sue garbate avances. Ma anche questo estremo tentativo non fa desistere il produttore, tanto che Giò “e la sua fidanzata” vengono invitati/e a trascorrere una vacanza negli Stati Uniti, ospiti del vero Friedman. Così Giovanna e sua sorella Amy si trovano ‘fidanzate’ in volo per New York. E ancora miliardari eccentrici, speculazioni edilizie, sequestri lampo, minacce, video e foto osé, sparatorie e ville da sogno...

Dopo il successo di Bagna i fiori e aspettami et al. ripubblica un vecchio romanzo di Lidia Ravera, che deve la sua notorietà al suo blockbuster giovanile Porci con le ali del ’76, scritto a quattro mani insieme a Marco Lombardo Radice e diventato in breve tempo un caso letterario. Qui la scrittrice torinese torna a narrare con entusiasmo le vicende della Giò di Piccole donne che quasi senza danno ha attraversato indenne il tempo, fino a resuscitare negli anni Ottanta. Lo fa con la perizia di chi sa scrivere, di chi è smaliziato nel tratteggiare personaggi e situazioni cucendo però abiti un po’ troppo abbondanti ai suoi protagonisti che spesso sono sbilanciati da tanti aggettivi, prolissità verbale nei dialoghi e flussi di coscienza che distraggono il lettore più che arricchire una trama che dovrebbe riservare sorprese, che cambia spesso direzione attraversando diagonalmente come le sorelle March generi e atmosfere. La stessa autrice all’epoca dell’uscita di questo romanzo, originariamente edito da Rizzoli nel 1988, lo definì “un giallo buffo”, forse proprio per sottolineare la mancanza di identificazione in un preciso genere.