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Se n’è andata Patrizia Cavalli

“La morte vorrei affrontarla ad armi pari / anche se so che infine dovrò perdere, / voglio uno scontro essendo tutta intera, / che non mi prenda di nascosto e lentamente”. Così scriveva in una delle sue poesie Patrizia Cavalli che oggi, dopo sette anni di dura battaglia contro un nemico insidioso, ci ha lasciati, certamente più poveri e soli come ogni volta che muore un poeta. A proposito del tumore, aveva di recente detto in una intervista al “Corriere della Sera”: “Sono stata sempre ipocondriaca, sentendo in me qualcosa di segreto e di estremo. Poi, quando si è manifestato il male vero, l’ipocondria è passata: l'immaginazione non aveva più un luogo in cui andare. Il terrore legato all'ipocondria veniva dal vuoto corporale. Il cancro ha riempito il panico. E mentre gli amici mi dicevano: hai una gran forza d'animo, la verità è che scoprendo la malattia io non ero più depressa”. Nata a Todi nel 17 aprile 1947, viveva a Roma da tempo, e lì, dove ha studiato Filosofia, ha costruito la sua carriera letteraria. Fu Elsa Morante, come lei stessa amava ricordare, “a farla poeta”, ovvero a riconoscere in lei la poesia. Da allora le sue raccolte di versi, quasi tutte pubblicate da Einaudi, sono entrate a far parte della storia della letteratura italiana. Amatissima da tante generazioni, Patrizia Cavalli era riuscita nella difficile impresa di essere poeta ma anche popolare. In tantissimi - di diversa estrazione, età e formazione culturale – conoscono a memoria i suoi versi e affollavano sempre le sue performance nei teatri e nelle sale da concerto, in tantissimi ogni giorno amano postare sui social le sue citazioni. Perché le liriche di Patrizia Cavalli donano emozioni profonde con quella capacità unica di vestire sentimenti antichi con parole moderne, rubate alla quotidianità. La tecnica poetica di Cavalli è complessa, le misure metriche che utilizza sono classiche, ma lessico e sintassi appartengono alla lingua contemporanea, il linguaggio è quello quotidiano e familiare. Ed è per questo che la sua poesia arriva a tutti, indistintamente. È stata anche apprezzata autrice di racconti, una grande appassionata di teatro e, sempre per Einaudi, ha tradotto Shakespeare e Molière. Continueremo a leggere i suoi versi e cercheremo di tenere a mente soprattutto il suo modo di raccontare la malinconia: “Ma per favore con leggerezza / raccontami ogni cosa / anche la tua tristezza”.