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Se ne andrà il nostro amore cantando

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“Se ne andrà il nostro amore cantando / la mattina del gran volo. / Il reale / è il riflesso. / Non c’è che un cuore / e un solo vento. / Non piangere! È lo stesso, / star vicini, / star lontano. / Natura è / il Narciso eterno”. La presente raccolta prende l’abbrivio da questi versi estratti da Suites, ovvero agli inizi del percorso poetico e già ne contengono tutti gli elementi fondamentali: freschezza, meraviglia, colore, il mistero delle correlazioni tra uomo e natura declinate in forma simbolica e metaforica. Ma è forse nel Romancero gitano - la raccolta più bella e più celebre della lirica lorchiana, in cui rivivono e l’antica forma e lo spirito della ballata lirico-narrativa del Romancero della Spagna medievale insieme con gli elementi folkloristici della terra andalusa - che la poesia di Lorca si rivela esemplare nel congiungere la luminosità della decorazione e la magia dei colori con la tensione drammatica e il senso della fatalità. Un ritmo lento e intonato a guisa di cantilena: “Sullo specchio della cisterna, / si cullava la gitana. / Verde carne, chioma verde, / occhi d’argento gelato. / Un raggio ghiacciato di luna / la sostiene sopra l’acqua. / La notte si / fece intima / come una piccola piazza. / Guardie civili ubriache / battevano alla porta. / Verde que te quiero verde. / Verde vento. Verdi rami. / La barca in mezzo al mare / e il cavallo in cima alla montagna”. Non un quadro realistico, ma la tela poetica di un paesaggio trasfigurato in cui anche ogni elemento naturale appare come una creatura vivente…

Nonostante la posizione geografica marginale occupata rispetto al resto del Paese, la tradizione della cultura andalusa ha permeato tutta la Spagna fino a costituire una componente essenziale dell’animo nazionale. Federico García Lorca, nato in Andalusia, costituisce a buon diritto l’emblema poetico di tale condizione. E pur tuttavia, nella personalità di questo spagnolo andaluso non vi è alcuna traccia di angustia nazionalistica, ma al contrario l’espandersi vitale e creativo di una larga umanità nella quale i lettori non hanno mai smesso di rispecchiarsi e di riconoscersi. Significative risuonano a tal proposito le parole che rilascio in un’intervista due mesi prima di venire fucilato da un plotone franchista: “Sono uno spagnolo integrale, e mi sarebbe impossibile vivere fuori dai miei limiti geografici; ma odio chi è spagnolo per essere spagnolo e basta. Io sono fratello di tutti ed esecro l’uomo che si sacrifica per una idea nazionalista astratta, per il solo fatto che ama la sua patria con una benda sugli occhi. Canto la Spagna e la sento in me fino al midollo; ma, ancora prima, sono uomo del mondo e fratello di tutti. E certo non credo nelle frontiere politiche”. I componimenti raccolti, tradotti ed esposti con versione in lingua originale a fronte da Laura Pugno nella presente silloge, costituisce un estratto esauriente delle sue opere, utile a rafforzare tale aspetto della sua poetica. Ma anche a rinnovare in noi la sensazione di abbaglio che le sue poesie, in cui i canti gitani si diffondono con la libertà di immagini e l’arditezza delle metafore, qualità e sostanza umana si ibridano con la natura, riescono da sempre a suscitare.