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Se ne va a soli 55 anni Lucinda Riley

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“Never give up” era il suo motto di vita e la pubblicazione di ben quattro romanzi durante la sua difficile e dolorosa lotta contro un tumore ne è stata la prova lampante. Si è spenta a soli cinquantacinque anni Lucinda Riley, la scrittrice che, secondo parte della critica, era stata capace di dare nuova linfa al genere Romance.




Nata in Irlanda (con il nome di Lucinda Edmonds), dove visse fino all’età di 6 anni per poi trasferirsi in Inghilterra, ha sempre avuto la passione per la danza e per la recitazione, divertendosi fin da piccola a indossare i vecchi abiti da sera della mamma e a immaginare storie che la vedevano principessa nell’Inghilterra degli anni Settanta. Proprio questa inclinazione la portò nel mondo del teatro e della televisione, facendole ottenere anche non soltanto il ruolo principale nella serie televisiva The Story of the Treasure Seekers della BBC, ma anche quello di Tracy Busbridge, la figlia di Bomber, in Auf Wiedersehen. Nel pieno di questa promettente carriera da attrice però le fu diagnosticato il virus di Epstein Barr, che la costrinse al ritiro dalle scene per un breve periodo, ma la Riley - che credeva che “nulla nella vita andasse sprecato” - decise di dedicare questo tempo al suo primo grande amore: la scrittura.

Ma da ballerina e attrice sempre in movimento, l’idea di stare alla scrivania dietro un computer era per Lucinda inaccettabile e, così, a dispetto delle prese in giro dei suoi familiari, acquistò un dittafono cui recitare le proprie storie all’aria aperta e a contatto con la natura, dalla quale traeva ispirazione per gli scenari dei propri libri. Prese così vita il romanzo d’esordio Lovers and Players che ottenne immediatamente l’attenzione di una casa editrice, la quale le propose il primo contratto letterario, dal quale discesero i suoi primi otto libri, tutti firmati con il suo vero nome e tutti finora inediti in Italia.

Nonostante la sua prolificità, la Riley si è sempre distinta per la sua semplicità e per l’ostinata intenzione di scrivere non per conquistare premi letterari o per il mercato, ma per leggere qualcosa che in primis piacesse a lei per le ambientazioni e per il messaggio. Difatti, mentre ad un certo punto l’industria letteraria sembrava cercare storie di sesso in ogni sfumatura, Lucinda Riley, avendo ben in mente modelli letterari più tradizionali, ha sempre preferito raccontare le emozioni, i legami familiari, la paura della perdita, la sofferenza, e, come affermava lei stessa a proposito di Sette Sorelle, la sua saga più nota – dalla quale sarà peraltro presto tratta una serie televisiva – “(…) il dono più importante di tutti, quello che ha reso possibile al genere umano di sopravvivere a sofferenze insostenibili: la speranza”.



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