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Secondo Josh

C’è un vecchio malato in ospedale: è don Clemente, un individuo dal passato non limpido, sopravvissuto a un attentato. Accanto a lui vegliano la figlia Assunta e la nipote Concettina. Il vecchio cerca di comunicare a figlia e nipotina qualcosa su di un bambino, ma non ci riesce, o meglio non viene creduto. La figlia immagina che vaneggi. Invece il vecchio, su questo punto, è ben lucido: un bambino, proprio un bambino, è stato la causa della sua rovina. Anzi, i bambini sono due, entrambi di nove anni. Marius, un perfettino che ha già ottenuto tre volte l’ammissione ad Harvard praticamente senza studiare, ma che dovrà aspettare otto anni per poter raggiungere l’età giusta per entrare realmente nella prestigiosa università. E Josh, abile manipolatore, genio della finanza, speculatore in borsa e ladro per divertimento. Marius, possedendo uno spiccato senso della giustizia, travestito da Superman, riesce a raccogliere elementi sulle inchieste di polizia in atto con l’intento di spedire presto in carcere ogni malvivente. Josh e Marius non hanno in comune solo l’età e il comportamento a dir poco originale, ma anche una mente innegabilmente geniale. I due ragazzini possono essere considerati complementari o speculari, certo è che nessuno di loro è dotato delle caratteristiche psicologiche e comportamentali che ci si aspetterebbe da ragazzini di soli nove anni. Altri personaggi adulti agiscono sulla scena della storia, e sfigurano, per acume intellettuale, rispetto ai bambini. Il padre di Josh è superficiale e pare viva di frasi fatte; il sergente Lessy difetta di perspicacia e Darlene, mamma di Marius, è addirittura un caso psichiatrico…

Nonostante le suddette caratteristiche psicologiche dei personaggi principali, che potrebbero rivelarsi interessanti ma emergono a fatica dalla narrazione, la storia non decolla. Composto esclusivamente da dialoghi, Secondo Josh segue un precedente romanzo con il medesimo protagonista, Il libro di Josh, uscito sempre per Golem editore nel 2017. Nei dialoghi, incalzanti e a voci plurime, si affastellano storie, boutades, paradossi, allusioni, preconcetti sociali e culturali (il negro, l’ebreo e così via), sono disseminate volgarità. La trama emerge esclusivamente dal susseguirsi dei dialoghi e delle voci, talvolta rapida e veloce, talaltra con più fatica, nascosta tra citazioni e rimandi letterari o televisivi. Dal dialogo immaginoso, dunque, i personaggi e le loro vicende emergono con caratteristiche surreali, non aliene dall’assurdo e dai luoghi comuni e sempre forse fin troppo veloci, incalzanti. Pare quasi che la trama debba procedere malgrado la scrittura e l’affastellarsi delle voci che conversano, strillano, si ripetono, si ascoltano o perfino si ignorano. Questo non sempre giova alla lettura e alla comprensione. Sin dall’inizio si ha la sensazione di faticare a capire quale personaggio sia accorso sulla scena. Fermarsi, tornare indietro, prendere un respiro e poi andare avanti sempre con una sensazione di disagio non risolto è la costante sensazione che accompagna la lettura di questo libro. Lo stile, tutto giocato com’è sul parlato, con abbondanza di puntini di sospensione, non aiuta. Eppure buone premesse ci sarebbero state: Lorenzo Fusoni, giovane scrittore spezzino, dopo studi classici e di giurisprudenza è giunto con Secondo Josh al quarto romanzo. È stato anche autore e regista di una pièce teatrale, I Resti dell’Amore, rappresentata con successo a Milano alcuni anni orsono; nonché di due musical, Rocky Horror Live e Ghostbusters Live.