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Sei giorni di preavviso

Sei giorni di preavviso

È quasi mezzanotte. Arthur Jelling telefona a Tommaso Berra, noto studioso di psicopatologia che non vedeva da mesi, e gli chiede se è possibile incontrarlo in tempi brevi. Berra lo invita a raggiungerlo a casa, nonostante l’ora tarda, e poco dopo Arthur è da lui. Avvolto in un impermeabile grigio perla, sembra più magro del solito. Pettinato e correttissimo, con i suoi grandi occhi buoni, spiega a Tommaso il motivo della sua visita. Il signor Philiph Vaton, un attore, ha ricevuto, a partire dalla mattina del 6 novembre, una serie di bigliettini in cui qualcuno che si firma semplicemente F. gli comunica che lo ucciderà la mattina del 12 e che nulla l’attore potrà fare per sfuggire a un destino segnato. Ovviamente Vaton è diventato nevrastenico: la minaccia di morte gli ha tolto il sonno e, di conseguenza, l’ha tolto anche alla Direzione Generale di Polizia, che riceve una ventina di telefonate al giorno, e anche di più, per sapere se l’autore dei messaggi sia stato individuato e arrestato. A Vaton sono stati assegnati due poliziotti che lo sorvegliano notte e giorno, ma l’uomo non vive più e sostiene che la scorta non sia sufficiente per tranquillizzarlo. Questa notte, tra un paio d’ore, Jelling dovrà recarsi a casa Vaton per verificare il rapporto di un agente di guardia. Infatti, mentre l’agente ha semplicemente segnalato nella sua relazione che non ha verificato nulla di anomalo, Jelling sa per certo che Vaton non esce più di casa, la notte non si mette nel letto, la moglie cerca di calmarlo e finisce per litigare con lui, mentre anche i cognati lo prendono in giro dandogli del paranoico. Jelling ritiene che il rapporto della guardia sia un po’ riduttivo e che la situazione sia invece piuttosto complessa. Ecco perché si recherà a casa Vaton per verificare e per effettuare servizio di guardia all’uomo, sostituendo l’agente che smonterà appunto alle due...

Primo romanzo giallo firmato da Giorgio Scerbanenco, considerato a ragione uno dei migliori giallisti nel panorama italiano del secolo scorso. Siamo nel 1940, periodo in cui i romanzi polizieschi hanno una diffusione importante e il cliché impone che alla soluzione ad ogni delitto si arrivi a seguito di un ragionamento. E Arthur Jelling - protagonista del racconto e singolare poliziotto che ogni mattina si reca all’Archivio Criminale della polizia di Boston, come se fosse un anonimo impiegato - si serve del metodo scientifico per venire a capo del rompicapo di cui è chiamato ad occuparsi. Jelling è un timido, un sognatore, goffo nell’incedere e precisissimo. È un personaggio che trova nella logica l’unica legge possibile e che riesce, grazie ad essa, a trovare il bandolo di una matassa parecchio intricata. In una città a stelle e strisce dai contorni tanto sfumati da poterla confondere con qualsiasi altra cittadina del mondo, Jelling dovrà scoprire l’autore di messaggi minatori inviati ad un vecchio attore teatrale. Quando poi l’uomo verrà effettivamente trovato morto, il corso d’indagine prenderà una nuova piega e Jelling dovrà chiarire cosa sia effettivamente accaduto. Tra indizi, deduzioni, pedinamenti, interrogatori nel cuore della notte e ipotesi, Jelling cercherà di individuare la giusta luce attraverso la quale osservare i fatti, al fine di individuare la logica che guida ogni azione, anche quelle che apparentemente ne paiono prive. Nel primo lavoro giallo di Scerbanenco appaiono in nuce le indubbie capacità dell’autore di raccontare storie, capacità che si manifesteranno in tutta la loro potenza nei libri che avranno come protagonista Duca Lamberti e che verranno pubblicati negli anni Sessanta. Leggere Scerbanenco significa scoprire atmosfere delicate e godere delle capacità deduttive di un protagonista garbato ed elegante. Una lettura senza tempo e senza data di scadenza; il primo di tanti lavori eccellenti di un autore unico, un esempio per molti versi inarrivabile.