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Seiobo è discesa quaggiù

Seiobo è discesa quaggiù

In Giappone, sulle rive del fiume Kamo, caccia un maestoso airone bianco, l’Ōshirosagi. Poco distante da lui tutto si muove: le auto e gli autobus sfrecciano sulle strade parallele al fiume. Fermo, immobile lungo le sponde, l’uccello protende il collo in avanti, formando una “esse”. Le zampe sono saldamente appoggiate in un punto stabile sott’acqua, con gli occhi osserva e registra tutto ciò che scorre sotto di lui... I tacchi delle francesine di questo turista dell’est Europa riecheggiano mentre colpiscono il suolo delle strade di Venezia. La città dorme, si sentono solo i passi di quest’uomo che gradualmente accelera perché si sente seguito. Questa sensazione lo accompagna da quando ha lasciato il suo albergo nei pressi della chiesa di San Giovanni Evangelista. Eppure, l’uomo dalla camicia rosa chiaro dietro di lui non sembra avere cattive intenzioni, non ha proprio l’aria di volerlo picchiare, derubare o, peggio, uccidere... Ad accoglierlo all’Aerodromio Eleftherios Venizelos – l’aeroporto di Atene – non ci sono i suoi amici, bensì una calura insopportabile e una marea di tassisti. Defilatosi dalla calca, sale su taxi in disparte, il cui conducente ha l’aria un po’ annoiata. Dà l’indirizzo, Odos Ermou - Odos Voulis, vicino piazza Syntagma, e si mette comodo. Rimane così fino a quando si accorge che il tassametro segna una cifra assurda, ben superiore a quella che i suoi amici, che non si sono palesati in aeroporto, gli avevano detto che avrebbe dovuto pagare. Comincia allora a fare la voce grossa, ma il tassista sembra essere sordo ai suoi richiami, tanto più che sono appena arrivati a piazza Syntagma...

Nella mitologia giapponese la dea Seiobo scende dal cielo per offrire ai sovrani meritevoli i frutti dell’immortalità. Secondo il più grande scrittore ungherese vivente, László Krasznahorkai, definito da Susan Sontang “il maestro ungherese dell’Apocalisse”, ci sono dei luoghi della Terra e dell’anima nei quali si può percepire concretamente la presenza della dea. Il punto di partenza è, secondo Krasznahorkai, trovare una concentrazione al di fuori dal comune, che permetta di immergersi e lasciarsi coinvolgere visceralmente nell’azione che si sta per compiere. Non è un caso che il primo dei diciassette episodi (numerati secondo la sequenza aurea di Fibonacci non a caso) descriva e illustri lo stato mentale di airone bianco, l’Ōshirosagi, prima della caccia. Una forma di contemplazione che si ritrova nel mondo dell’arte e della sensibilità estetica, vero nucleo tematico della raccolta Seiobo è discesa quaggiù. Una volta raggiunta questa disposizione interiore, “percepire Seiobo” (dunque l’immortalità dell’arte e dell’estetica) diventa non semplice, ma quantomeno meno difficile. Gli esempi apportati dall’autore ungherese sono infatti tra i più disparati: la preparazione di una pala d’altare da parte del Perugino, un nullatenente che a Barcellona s’imbatte in una copia della Trinità di Rublëv, la realizzazione di una maschera del teatro Nō, i lavori per la ricostruzione del santuario Ise, la Venere di Milo esposta al Louvre, i misteri che avvolgono la fortezza dell’Alhambra, la restaurazione di una statua di Buddha. La preparazione che Krasznahorkai ha affrontato per scrivere Seiobo è discesa quaggiù è notevole, quasi enciclopedica, e sicuramente nel corso della stesura devono essergli tornati utili i diversi anni trascorsi tra Cina, Mongolia e Giappone, che gli hanno permesso di elencare nel dettaglio, con un lessico impeccabile, una serie di processi che solo chi conosce a fondo l’Oriente può mettere nero su bianco. Pubblicato in ungherese nel 2008, portato in Italia nel 2021 da Bompiani grazie alla magnifica traduzione di Dóra Várnai, Seiobo è discesa quaggiù rientra in quella non poi così lunga lista di libri che testimoniano che la letteratura è ancora distante dall’essere morta.