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Il sudore del ghiaccio

Se si vuole godere di una vacanza completamente distaccata dalla città, nel corso della quale si possa respirare aria pura e incontaminata e sentirsi in comunione con la natura, a patto però di essere disposti ad accettare consistenti modifiche al normale ciclo di buio e luce, nonché scomodità e fastidi ormai sconosciuti alla normale vita moderna, allora uno dei posti più adatti non possono che essere le Isole Svalbard, ultimo avamposto della civiltà umana prima di raggiungere il Polo Nord. È qui che si ritrovano sei ragazzi provenienti da varie zone d’Europa, tutti studenti e tutti in procinto di laurearsi presso le facoltà più diverse: hanno deciso di ultimare in tale zona il loro tirocinio, sotto la guida ciascuno di un proprio “tutore” che dovrà accertare, anche con l’espletamento di prove pratiche, se sono davvero ormai pronti per la laurea. Ma una di loro, la francese Sophie, avvisa gli altri di sentirsi spiata e guardata con odio da una donna sconosciuta, il che avviene tre volte nel giro dello stesso giorno, l’ultima addirittura dalla finestra del palazzo di fronte a quello che ospita la stessa Sophie. Gli altri cinque, inizialmente scettici, si convincono poi che la ragazza possa dire il vero, e decidono di aiutarla a far luce sul motivo di tanto accanimento. Si renderanno così conto che l’esistenza della “donna misteriosa” è negata da tutti nel paese ove loro dimorano, non solo da ogni abitante del luogo ma persino dalla polizia. Per capire quale possa esserne la ragione, i ragazzi non esitano persino a inoltrarsi nella casa di fronte, carpendone un quadro con una vecchia fotografia: esso raffigura un luogo senz’altro appartenente alle Svalbard di decenni prima, ma non è semplice capire dove esattamente esso si trovi, e quando e perché sia stata scattata tale istantanea. Inoltre, su di esso campeggia una scritta in caratteri cirillici. Sarà Vassilij, un uomo di origine sovietiche piuttosto anziano, pieno d’energia e assai istrionico - che sin dal momento in cui li incontra decide di dar loro una mano nell’impresa - ad aiutarli, tra le altre cose, a decodificare tale scritta, traducendola con “lavora, sbuffa, suda”: i primi due verbi fanno pensare, al gruppo di improvvisati investigatori, al lavoro in miniera, per cui le indagini si concentrano sulle miniere più antiche delle Svalbard; il terzo verbo resta un mistero, ma ancora per poco…

Quest’opera è stata auto-pubblicata, e ne risentono in parte la veste grafica (copertina e impaginazione un po’ approssimative) e ancor di più il lessico e lo stile, giacché sono frequenti gli errori di battitura e, talvolta, anche nella costruzione dei periodi. Da segnalare – non so se si tratti di scelta stilistica ponderata o di difficoltà nel mettere a fuoco lo stile – che il tipo di eventi narrati ed il modo di raccontarli ricorda molto da vicino i gialli per ragazzi, tanto da far sembrare Il sudore del ghiaccio adatto soprattutto ad un pubblico tardo/adolescente e dintorni. Le già dette lacune formali, tutto sommato, non vengono però a minare il piacere della lettura, che riesce a coinvolgere grazie all’originalità dell’intreccio e ad un discreto approfondimento della personalità dei sei protagonisti, tanto da portare abbastanza agevolmente al termine del lungo romanzo, spinti in particolare dalla curiosità di conoscere l’arcano mistero che il tempo ha celato in un luogo così irraggiungibile. Un altro sostegno dell’opera sono i frequenti elementi scientifici o culturali che vi sono disseminati, tali da innalzare il livello di interesse per chi legge; nel contempo, va anche detto che il romanzo avrebbe abbisognato – ed assai beneficiato – di una riduzione della sua mole, perché tra descrizioni troppo lunghe e ripetitive delle ambientazioni, inserimenti di elementi a volte anche interessanti ma che si rivelano poi privi di reale funzione narrativa (il mega-orso per esempio è una sorta di sensazionalismo fine a se stesso, con l’ossatura della trama non ha nulla a che vedere) o non vengono più spiegati adeguatamente (perché la donna misteriosa rivolgeva a Sophie sguardi carichi d’odio?) e infine battute che vengono ripetute identicamente più e più volte nel corso del libro (in particolare quelle a sfondo ironico/sessuale), ecco che si sarebbe ben riusciti a eliminare almeno un terzo delle pagine che costituiscono questo thriller, rendendo la storia non solo più scorrevole da leggere, ma più lineare e credibile. Ci sentimao però di sostenere, sia pure con le segnalate riserve, quest’opera prima di Casprini, consigliando, se sarà possibile, una ri/pubblicazione previa più approfondito editing, se non contenutistico almeno formale/lessicale.