Isolati

Isolati

Il volo numero 962 della Qatar Airlines partito dall’aeroporto di Hamad - unico terminal commerciale di Doha, la capitale del ricco emirato del Vicino Oriente - e diretto in Indonesia con 318 passeggeri, di cui restano solo le strazianti testimonianze delle ultime, disperate e terrorizzate telefonate ai cari rimasti a terra e che nessuno di loro rivedrà più, perde il contatto alle 10:20, ora locale, del 27 dicembre, si inabissa nell’Oceano Indiano e non se ne sa più nulla. Dopo un po’ anche l’eco mediatica svanisce, finché non si scoprono sei superstiti, approdati su un’isola deserta: uno scrittore, un’attrice, uno studente, un chirurgo, un narcotrafficante e un poliziotto. Ma cosa li ha condotti su quell’aereo la cui parabola ha impresso una svolta decisiva alle loro vite? Ryan, per esempio, ha appena concluso l’ottavo capitolo delle mirabolanti indagini dell’agente federale, dall’intuito al limite del paranormale, Alan Doyle, diventato nel suo genere il personaggio più amato nel panorama letterario internazionale, gallina dalle uova d’oro per Evan Lynch, conduttore televisivo diventato in poco tempo uno dei più apprezzati autori al mondo di thriller grazie a Ryan, il suo ghost writer ora desideroso di emergere come scrittore dopo un’intera esistenza nell’ombra e nel silenzio...

Il romanzo d’avventura può sembrare un genere che abbia fatto il suo tempo: nella realtà dei fatti non è per nulla così, anzi, come tutti i generi letterari e narrativi si presta a essere veicolo per numerose sfumature di significato. Del resto l’immaginario collettivo si fonda sugli archetipi, e uno dei più evocativi è proprio il tòpos dell’isola deserta, laddove ogni orpello è abbandonato, ogni riferimento è perduto, ogni rassicurante certezza è smarrita e bisogna rimettere nel giusto ordine le proprie priorità, alle prese con la sempiterna dicotomia fra male e bene, tra le scelte giuste e quelle errate, fra destino e volontà, facendo affidamento su forze che non si sa di possedere e affrontando una volta per tutte i propri demoni, veri o presunti che siano, perché una seconda occasione è già un miracolo, e sprecarla una colpa imperdonabile. Non a caso Lost, al netto delle derive aberranti stagione dopo stagione, e pur essendo profondamente figlio del suo tempo, un’epoca di vera e propria guerra mondiale, a tre anni da quando un grappolo di aerei aveva ferito come mai prima l’occidente e la sua Weltanschauung, è stato ed è un cult: mutatis mutandis il racconto avvincente, variegato, policromo, intenso, ben scritto, ben congegnato e ben e ampiamente caratterizzato da Iris Bonetti, una commedia umana di individui diversi in tutto costretti a far fronte comune al di là di ogni cosa in cui hanno sempre creduto e la loro formazione li ha sempre portati a credere, lo ricorda, costituendo al tempo stesso una riuscita allegoria del nostro mondo precario, materiale, rabbioso e vacuo, a cui basta un virus per schiantarsi al suolo come un castello di carte.



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