L’una di Ferragosto

L’una di Ferragosto
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Helsinky, Finlandia, anno 2013. Patrick, ingegnere informatico, si sveglia angosciato per l’ennesima volta dopo quel brutto sogno, quello dell’incidente in moto. E per l’ennesima volta l’ora è sempre quella: è l’una di notte. Riprende confidenza con la sua stanza, con la fidanzata Heidi che dorme accanto a lui. Non riesce a capire perché quelle immagini che vede nell’incubo lo sconvolgono così tanto. Non se le ricorda mai per intero, solo frammenti. Deve riprendere sonno, domani ha un’irrinunciabile presentazione con dei clienti inglesi molto importanti. È il suo lavoro, quello che gli permette di avere una vita agiata e di abitare in una casa di lusso. Un’altra persona fa quello stesso sogno del camion e della moto, ma in un altro anno e dall’altra parte del mondo... Dona Lucelia vive a Bahia, in Brasile. È il 1970. Lei è la sacerdotessa di Ogum, uno degli Orixas della religione Candomblé. È il dio del ferro, del fuoco e della battaglia. Ma il sogno di Dona Lucelia è preoccupante, è una specie di premonizione, perché attraverso quelle immagini ha capito che qualcuno vuole morto il suo adorato nipote Pedro e allora decide di convocarlo in privato per metterlo al corrente dell’accaduto. Le sue visioni sono molto rispettate in famiglia, ma anche temute e tutti, in casa, si guardano l’un l’altro per questa convocazione privata, solo Pedro è un po’ scettico, pur adorando la nonna. “Qualcuno che conosci molto bene vuole farti del male” e inizia a descrivergli questa persona, che il nipote non riconosce, finché non gli parla di una macchia sulla pelle, una cicatrice sul collo a forma di tridente. Sta parlando di Alfonso, il socio di Pedro che continua, sempre più scettico, a non credere che proprio Alfonso, la persona che conosce da quindici anni, con cui è insieme in affari, proprio per la cieca fiducia l’uno nell’altro, possa essere un uomo che gli vuole male...

C’è tanto di irrisolto, sospeso, o forse, meglio, sarebbe il caso di dire che c’è qualcosa di non spiegato, non raccontato che deve solo essere liberamente interpretato dal lettore e che lascia dubbi su uno “strano incesto”, fatto di discendenze e di reincarnazioni e che avviene, quindi, a cavallo degli anni e delle generazioni. Niente per cui strapparsi i capelli, anche se di certo si tratta di un discreto esempio di scrittura creativa, quella stessa che si insegna nella scuola che proprio lo scrittore Michele Renzullo ha fondato nel 2016. Ma tornando al romanzo, è interessante lungo tutta la storia la descrizione accurata, anche se non nuova (ne aveva parlato anche Marco Buticchi ne La luce dell’Impero), dei riti dedicati a Ogum, come detto, dio del fuoco, del ferro e della battaglia e agli Orixas, alcune divinità brasiliane della religione Candomblé. Soprattutto sollecita sensazioni forti, attraverso la descrizione dei suoni, dei colori, degli stati di trance mistica, dei costumi, dei riti stessi. Di interessante c’è questo sovrapporsi di mondi che rappresentano anche situazioni completamente differenti. Se l’ansia, la rigidità dei comportamenti, la netta divisione tra il tempo per lavorare e quello per oziare, oltre a mille altre caratteristiche appartengono maggiormente al mondo finlandese, di contro c’è tutta la scoperta della vita vissuta a pieno, del prendersi tempo, dei riti magici, delle credenze popolari, di una visione decisamente più sanguigna della vita che appartiene al Brasile, alle sue spiagge, al sole. Niente viene lasciato al caso...



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