Salta al contenuto principale

Sembrava bellezza

Sembrava bellezza

Guardandosi nello schermo della TV vede un’altra sé che ha vinto, sembra, la sua battaglia contro l’inadeguatezza e scopre di essere diventata bella. È dimagrita, il parrucchiere ha scelto per lei una bella tonalità di castano biondo che le illumina il viso e il suo sorriso rivela una fila regolare di denti bianchi. D’altra parte, è una donna di successo. Va dal parrucchiere, compra abiti e scarpe, viaggia e tiene conferenze in parecchie città d’Italia. Spesso il pubblico le chiede in che modo sia possibile diventare scrittori e lei risponde che è tutta questione di sacrificio e dedizione e che, purtroppo, a volte si è costretti ad essere un po’ egoisti a scapito, come nel suo caso, della famiglia. Lei, infatti, non sempre ha dedicato alla figlia tutto il tempo che avrebbe potuto e, a dir la verità, questa è l’unica affermazione sulla quale sia davvero sincera. Per quanto riguarda il resto, invece, spesso mente, finge e non vede l’ora di andarsene. Con l’arrivo del successo, poi, ha dovuto allontanare alcune persone, specie quei parenti e amici che di colpo sono diventati asfissianti e pressanti. Invece Federica, importante amica d’infanzia, è rientrata nella sua esistenza dopo un lungo periodo d’assenza e lo ha fatto mandandole un lungo messaggio con il quale ha raccontato l’orgoglio per il successo dell’amica e la gioia di averla ritrovata. Ripensa alla sua amicizia con Federica e Livia, sua sorella. All’epoca - avevano sedici anni e Livia diciassette - poiché la sua famiglia viveva insieme alla nonna, come i poveri e i meridionali, e provava vergogna per questo, era sempre lei ad andare a casa delle sorelle e trascorreva pomeriggi interi distesa sul tappeto azzurro nella camera di Federica: due adolescenti sovrappeso che ragionavano tra loro e si sentivano emarginate. Livia, invece, no. Lei era bionda e bellissima, corpo aggraziato e seno perfetto, gambe lunghe e fianchi stretti regalati direttamente dalla natura, senza neppure l’esigenza di forgiarli con ore di sport o lezioni di danza...

Teresa Ciabatti - che ha sfiorato il Premio Strega nel 2017 con La più amata ed è stata candidata con quest’ultimo lavoro all’edizione 2021 dello stesso Premio - è un’autrice che sa raccontare le donne, soprattutto quelle imperfette, e torna con il suo ultimo romanzo a quell’autofiction che già le ha regalato parecchio successo. Si tratta tuttavia di un lavoro in cui, per sua stessa ammissione, il margine tra i fatti reali e quelli inventati è davvero sottile e difficilmente individuabile: “I fatti e le persone di questa storia sono reali. Fasulla è l’età di mia figlia, il luogo di residenza, altro”. Una storia dura e impetuosa, che racconta diverse debolezze umane, affronta temi importanti - il senso di colpa, l’invidia, la bontà, la compassione, la vergogna - e non risparmia alcuno dei protagonisti. È una storia di cadute, reali e metaforiche, che consentono di vedere, dal basso, la vita vera, quella fatta di imperfezioni fisiche e di bruttezza, di disequilibrio e di inadeguatezza. La protagonista del romanzo, una scrittrice quarantasettenne che ha conosciuto la fama solo da adulta, ripercorre le strade tortuose e dolorose della sua gioventù e si ritrova a fare i conti con un doloroso carico di rimpianti. Il ricordo della sua adolescenza, sbagliata a partire dal fisico troppo robusto e dal seno disarmonico, si mescola con quello dell’amica di sempre Federica, ragazza inquieta perché incapace di reggere il confronto con la bellissima sorella Livia, giovane affascinante e desiderata da tutti che, tuttavia, a diciassette anni, a causa di un incidente che nasconde l’ombra di un tentato suicidio, riporta gravi danni al cervello che la confinano per sempre in un mondo di eterna adolescenza. Tre donne su cui l’adolescenza, quindi, ha lasciato il segno, tanto nel corpo quanto nell’anima. E allora diventa difficile, da adulte, riuscire a trovare un punto di equilibrio e chiudere definitivamente la partita con il proprio passato, davvero troppo ingombrante. Tra confessioni cariche di menzogna, flussi di coscienza impetuosi come fiumi in piena e dialoghi secchi e scarni; tra contraddizioni e meschinità; tra ricordi che emergono nell’inesorabile scorrere del tempo e rabbia che si consuma insieme alle parole, la protagonista tenta di fare i conti con la sua solitudine, con la sua inadeguatezza di madre, con la sua ossessione per il corpo e la bellezza e, soprattutto, prova a perdonarsi. Un viaggio che scava nell’oscurità della mente umana, ne coglie ogni debolezza senza concedere alcuno sconto e cerca di cancellarne rimorsi e strappi dolorosi. Un percorso difficile e contorto, ma l’unico davvero possibile.