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Semplici bugie

Semplici bugie

Michey si è sposata con Peter Gibson, ritenendolo l’amore della sua vita. Le ha detto di volere una famiglia numerosa, ma al primo bambino l’uomo dà segni di irritazione e addirittura quando lei resta incinta della seconda bimba svuota i loro conti bancari e scappa con la sua segretaria. Mutuo e bollette non possono essere più pagati con un solo stipendio, quindi lei perde la casa ed è costretta a lasciare la sua brillante posizione in polizia per trasferirsi a Williamsburg, in Virginia, dove vivono i suoi genitori ormai in pensione. Il suo brillante curriculum le permette di entrare a far parte di ProEye, un’agenzia di investigazioni private che svolge tutte le sue indagini online, alla ricerca di patrimoni nascosti: una vera e propria fortuna per Gibson che può mettere in campo le sue conoscenze informatiche, ma anche lavorare in casa, continuando ad occuparsi dei suoi bambini. Si rimette in carreggiata, anche se la sua condizione di genitore single non è affatto semplice. Anche i suoi genitori preferiscono passare il tempo nella sala d’attesa del medico, piuttosto che assisterla e aiutarla con i bambini. Ma Gibson non si lamenta: ama i suoi due figli e alla ProEye c’è molto lavoro che lei porta a termine brillantemente. Finché un giorno in un attimo di pausa, mentre i bambini dormono, squilla il telefono. È una collega, tale Arlene Robinson, appena trasferita nella divisione di Zeb Brown, dove lavora anche Gibson. Le riferisce che le è stato detto dai capi dell’agenzia di telefonarle e interpellarla a proposito di una vecchia villa vicino a Smithfield, in Virginia, sul fiume James, a un’ora di macchina da casa sua. La villa è pignorata e andrebbe fatto l’inventario del suo contenuto. C’è una chiave per entrare sotto la statua di un gatto vicino all’ingresso...

Forse l’unica cosa scontata, dopo le prime situazioni terribili descritte, è la vera identità di Arlene Robinson. Nel senso che è l’unica cosa a cui si può arrivare oltre ogni ragionevole dubbio. Per tutto il resto l’adrenalina scorre a fiumi e le sorprese si rincorrono una dietro l’altra, facendo dubitare di tutto e di tutti, meno, ovviamente, dei reali colpevoli che si scoprono soltanto a fine libro. L’intreccio è senza dubbio di grande efficacia e anche il “gioco” dei personaggi è ben congegnato, non concedendo nulla alle supposizioni e alle idee che può avere un lettore che si trova immerso nella storia. Una lettura senza respiro, che obbliga a non abbandonarla e a non lasciare mai il libro e, quando si è costretti a farlo, lo si fa a malincuore, tanto è il desiderio di scoprire, di andare avanti, di capire qualcosa di più di un intrigo in cui tutti sono coinvolti, lettori compresi. D’altronde la grande esperienza dell’autore statunitense (ma di origini italiane, come rivela il cognome, più precisamente di Barga, in provincia di Lucca, da dove sono emigrati i nonni paterni) non lascia spazio a dubbi: quarantadue romanzi dopo aver lavorato per dieci anni come avvocato in uno studio legale di Washington, per un totale di circa centocinquanta milioni di libri venduti in tutto il mondo, sono senza dubbio una grande garanzia.