Matteo vive in una casa isolata in montagna, un luogo di passaggio per escursionisti, curiosi e persone in cerca di rifugio. Offre acqua e vino a chi arriva, senza chiedere nulla in cambio se non il “dono dell’ospite”. Alcuni accettano, altri fuggono spaventati, altri ancora tornano, attratti dal calore del fuoco e dall’atmosfera sospesa. Molti confidano a lui segreti, dolori, speranze, come se fosse un confessore, nonostante Matteo precisi di non essere un prete. Alcuni lo accusano, incapaci di capire la sua scelta di vita solitaria, mentre altri lo osservano con ammirazione, desiderando la sua libertà. D’altra parte, si sa, chi vive isolato viene subito considerato “strano” o “pericoloso. Queste etichette fanno parte della natura umana, ma Matteo si sente ormai al di fuori dei ruoli convenzionali: il suo lavoro, si ripete, è produrre ciò che serve a vivere. Nient’altro. Si rivede bambino, quando sognava di avere una stalla. Poi, per caso, ha incontrato davvero una mucca e il suo vitellino e ha avvertito un senso di meraviglia e di completezza, come se in quell’istante l’universo si fosse ricomposto. Quella passione lo segna per sempre, alimentando l’idea di una vita semplice, a contatto con gli animali e la terra. Ecco perché ora si trova lì, in quella casa isolata. La sua unica interlocutrice, per gran parte del giorno, è Nora. A lei affida i suoi ricordi: la prima grande nevicata e le escursioni in montagna condivise, piene di stupore e meraviglia. Rievoca il loro amore giovanile, le notti sotto le stelle, i dialoghi pieni di sogni e simboli. Riaffiora il desiderio di costruire insieme un futuro, l’entusiasmo della giovinezza, la certezza che l’amore avrebbe superato ogni ostacolo. Il presente, in realtà, è ben diverso. La solitudine è densa, mentre la società moderna sembra aver perso il senso del vero festeggiare, ridotto a luci e rumori senza sostanza. Solo la natura, quindi, pare offrire un antidoto, una speranza di rinascita…

Si chiama Matteo il protagonista del romanzo di Susanna Tamaro – autrice i cui romanzi hanno venduto milioni di copie in Italia e sono stati tradotti in numerose lingue – e vive da eremita, immerso nella natura e nel silenzio, circondato solo dagli animali e dai ricordi. Un tempo era un cardiochirurgo di successo, con una vita cittadina solida e apparentemente “perfetta”. Ma la morte improvvisa e inspiegabile della moglie Nora ha segnato per lui uno spartiacque irreversibile: un prima e un dopo, un abisso che lo ha trascinato in una deriva esistenziale, fino a smarrire i suoi valori e la capacità di amare. Quindici anni dopo quella perdita, Matteo è ancora alla ricerca di risposte. Ogni giorno la sua vita si intreccia al dialogo intimo e ininterrotto con Nora, un monologo interiore che scandisce pagine di poesia, dolore e riflessione. Le sue parole, rivolte a lei come a una presenza viva, diventano lo specchio di domande universali: cos’è il destino? Quanto dolore possono sopportare le nostre vite? È possibile rinascere dopo aver attraversato l’inferno della perdita? La Tamaro costruisce una trama che alterna memoria e presente: l’infanzia di Matteo, la potenza del padre, l’amore luminoso e totalizzante per Nora, fino al baratro del lutto e alla difficile risalita verso un fragile equilibrio. La natura diventa compagna e specchio interiore: il bosco, gli animali, il ciclo delle stagioni restituiscono un senso di cura e di rigenerazione che il protagonista fatica a trovare altrove. Immagini potenti e metafore rendono con immediatezza il crollo interiore e la lenta ricostruzione di Matteo. Così, la vita diventa “una casa di specchi” dove non si riconosce più la propria immagine, oppure “una massa di fango che si stacca all’improvviso” travolgendo tutto. Lo stile è quello inconfondibile di Susanna Tamaro: essenziale, limpido, eppure capace di scavare a fondo negli stati d’animo, obbligando il lettore a fermarsi e a riflettere. Il risultato è un testo pieno di dolore e di luce, in cui ogni pagina si trasforma in una meditazione sulla vita, sulla morte, su Dio, sull’essere uomini e sulla capacità di tornare bambini per diventare davvero adulti. Si ha la sensazione di percorrere insieme a Matteo un viaggio interiore intenso, che non riguarda più soltanto lui, ma tocca inevitabilmente anche ciascun lettore. Una lettura intensa, capace di lasciare una traccia profonda e rimarcare la consapevolezza che l’unico vero viaggio che davvero conta è quello che ci porta a incontrare noi stessi.