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Per sempre, altrove

Per sempre, altrove

In un paesino sulle Alpi vive una tipica famiglia veneta degli anni Cinquanta: il padre gestisce una bottega a Belluno, la madre si occupa della famiglia, della casa e del bestiame, le figlie cercano marito o un impiego come sarte, mondine, braccianti. La più piccola va a scuola, gioca con la sua migliore amica Clarissa e poi osserva, registrando ogni avvenimento e cercando di interpretare ciò che non le viene spiegato dagli adulti. Una mattina, il padre viene chiamato urgentemente a Zurigo per recuperare Berta, la figlia prediletta, che lavora in una fabbrica tessile. La ragazza sembra essersi persa in un altrove irraggiungibile: il suo sguardo è vacuo e scoppia in risatine incomprensibili. Viene portata al manicomio di Feltre dove le praticano prima l’elettroshock e poi la lobotomia. La sorellina assiste impotente e addolorata all’irreversibile rovina di Berta che ha avuto inizio da una delusione amorosa, quando il suo fidanzato Vittorio ha deciso di cercare fortuna in America e non è più tornato. Come Vittorio, molti altri giovani sono emigrati in cerca di una possibilità che l’asfissiante paese non offre. “Cosa fosse quel di più non era chiaro, ma la gente diceva che era da qualche parte là fuori”. Lasciare il luogo d’origine, però, migliora la sorte di alcuni e peggiora quella di molti altri: come Bastian trasferitosi in Belgio per lavorare in miniera e morto in un terribile incidente o la stessa Berta che emigra per fuggire ai suoi tormenti solo per rimanerne intrappolata, in un limbo senza via di uscita...

Per sempre, altrove è il racconto di una famiglia e di una comunità, narrato dalla prospettiva di una bambina curiosa che cerca di comprendere l’enigmatico mondo dei grandi. Dalle sue parole non apprendiamo solo la storia della sorella Berta, diagnosticata come schizofrenica e sottoposta ai brutali trattamenti “curativi” dell’epoca, ma anche quelle delle comari del paese, donne forti e combattive che cercano di navigare i cambiamenti dell’epoca per conquistare una nuova indipendenza. C’è la Gilda, che viene picchiata dal marito ubriaco a cui fa da serva, o la Nena, l’unica donna della contrada a indossare i pantaloni e andare in giro su una motoretta roboante. Emerge un quadro estremamente dettagliato della vita in un paese di montagna: da un lato la presenza di una comunità che fornisce supporto morale e pratico nelle difficoltà, dall’altro una piatta monotonia che non sempre soddisfa la fame di esperienze dei giovani. L’autrice descrive nel dettaglio la quotidianità e le usanze popolari, invitando il lettore a fare un salto nel passato per immaginarsi un’esistenza frugale che grava pesantemente sulle donne, costrette a lavorare tutta la vita al servizio di padre, marito e figli. Lo sguardo della giovane narratrice, però, resta in superficie, poggiandosi su cose e persone senza approfondirne la psicologia o le ragioni profonde. Nonostante ciò, Per sempre, altrove ha il grande pregio di portare l’attenzione su temi tristemente attuali che hanno radici antiche: l’assistenza a disabili e malati psichiatrici, la mancanza di opportunità sul territorio che spinge i giovani a emigrare, la sconcertante disparità con cui viene distribuita la gestione domestica tra i coniugi.