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Senza cerniera - La mia vita

senzacerniera

Arthur Miller, anche se ormai anziano, vuole conoscerla e una volta diventati amici le fa capire che se si vuole diventare famose è meglio non diventarlo per il sesso. Oltretutto gli americani che sono sempre così avanti in tutto, tolleranti e spesso accoglienti, restano però puritani e moralisti da quel punto di vista. Erica Jong, per i compagni di scuola della figlia, è quella che scrive “libri sporchi”. Destinata a distinguersi da tutti i pittori della sua famiglia, è cresciuta scrivendo e anche ora che continua a farlo scopre ogni volta qualcosa di nuovo su se stessa. Anzi, suggerisce che se si vuole conoscere meglio se stessi, si deve scrivere la propria autobiografia, anche facendo venire alla luce la verità di non essere eroi, ma magari furfanti, perdenti e anche bugiardi. La prima difficoltà che si incontra, nello scrivere, è il tempo. Senza farsi troppi problemi è meglio guardare ai ricordi così come la mente li recupera, senza obbligarsi a un qualche ordine cronologico. Il tempo nella nostra vita non è lineare e ciò che è stato, finisce sopra a mille altri episodi. Si posizionano così i ricordi, uno sull’altro, ma non è detto che l’ordine temporale sia quello giusto. Ma è questo il segreto della memoria. Erica comincia a scrivere da giovanissima circondata dalla sua famiglia colta, tra libri e arte a 360 gradi. Jong non è il suo cognome, lei nasce come Erica Mann e anche il cognome che eredita dal padre non è quello vero, perché il padre ha dovuto trovarsi un nome d’arte, perché musicista e tagliando il suo vero cognome Weissmann a metà, dopo essere entrato nel sindacato dei musicisti (piano e percussioni). Probabilmente diceva troppo anche delle sue origini di ebreo polacco...

Molti degli eventi e della vita di Erica Jong sono già noti, perché molti dei suoi libri hanno preso spunto proprio dalla sua biografia, riportando spesso quando accadutole, magari sotto il nome, per esempio, di Isadora. Legatissima alla scrittura – ha decine e decine di taccuini pieni di parole, di poesie, di pensieri - di lei fanno parte l'amore per i cani, già raccontato anche altrove, le passioni, i matrimoni (dice sì per ben quattro volte), il successo arrivato per le sue opere, un pensiero scevro da tabù di ogni genere, l’essere mai allineata e soprattutto libera. Personalità affascinante, se inquadrata nella sua epoca, ha scritto la sua autobiografia con l’intenzione di dare risposte ad alcuni eventi della sua vita, a cominciare dagli attacchi di panico e la paura di stare da sola. Poi, certo: pensava di lasciare lo scritto in un cassetto, in modo che fosse trovato e pubblicato alla sua morte. Ma non ce l’ha fatta: da donna vivace e attiva qual è, non è riuscita a lasciare tutto nascosto e al chiuso, perché, come poi spiega a fine libro, “la verità è che per uno scrittore, c’è sempre un prossimo libro da scrivere”. Non nasconde niente, appunto scrive “senza cerniere” e si mostra per come è, con la consapevolezza che nella vita si deve essere accettati per come siamo, difetti compresi. In fondo è quello a cui aneliamo tutti, perché sappiamo quanto sia pesante e difficile fingere, indossare maschere che ci obbligano a essere diversi da quello che abbiamo dentro. Un libro che è anche un bilancio di cinquant’anni di testi dalla parte delle donne e del loro diritto a parlare di sesso e a viverlo soprattutto senza inibizioni, con ironia e la voglia di viverselo serenamente. E se qualche minimo passo avanti è stato fatto sull’argomento, lo dobbiamo solo a Erica Jong!