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Senza colpa

senzacolpa

Una località turistica inglese che in piena estate si riempie di villeggianti e bagnanti e che di inverno si svuota quasi completamente, un complesso di case vacanza a ferro di cavallo con la maggior parte dei balconi che si affacciano sul mare, un posto per giovani che vogliono divertirsi, ma soprattutto per famiglie. E una famiglia è proprio quella che sta barricata in quel complesso di appartamenti per vacanzieri, da quell’alloggio si sono sentiti chiaramente degli spari e ora la polizia locale è sul posto a svolgere le prime indagini e a capire quante persone ci sono dentro l’appartamento e che pericolo corrono. L’ispettore capo Caleb scopre subito che si tratta di una famiglia con due bambine piccole. Allora prova a mettersi in contatto tramite il numero di cellulare che a una baby-sitter locale ha lasciato qualche giorno prima la madre delle bambine e quando la donna risponde al telefono Caleb comprende immediatamente che la situazione è gravissima. Gli spari che si sono sentiti prima erano stati esplosi senza conseguenze, ma ora la donna è convinta che suo marito ammazzerà lei e le sue due bambine perché è completamente fuori di sé. L’ispettore capo cerca di gestire per quello che può la faccenda al telefono, anche parlando con l’uomo che sembra in totale stato di choc e del tutto dissociato. Caleb non sa trattare con persone che tengono in ostaggio altre persone, non ha l’adeguata formazione, in più è un alcolista conclamato e sotto il sole cocente di luglio anche lui non sembra essere del tutto lucido. Il risultato finale è la tragedia più temuta e annunciata: l’uomo spara e uccide sua moglie e le sue due bambine. L’opinione pubblica si indigna, la stampa si scaglia ferocemente contro la polizia che non è riuscita a evitare la tragedia, Caleb - denunciato dal suo diretto sottoposto che mira da tempo a prenderne il posto - viene sospeso, accusato di essere sotto gli effetti dell’alcool e quindi non sufficientemente lucido per gestire la faccenda. Tutto questo sarebbe già una debacle totale, ma non basta, perché al suo commissariato sta arrivando la collega Kate Linville, con la quale Caleb ha risolto più di un caso e che ha lasciato Londra e Scotland Yard proprio per andare a lavorare nello Yorkshire con lui. Kate, a sua volta, arriva al commissariato di Scarborough in una condizione di forte stress essendo stata ferita sul treno in cui viaggiava da uno squilibrato che voleva uccidere una donna russa naturalizzata inglese che ha detto di non averlo mai visto in vita sua. Un mistero che ancora attanaglia l’intuitiva Linville e che si va a scontrare con il terribile incidente accorso a un’altra donna del posto e la cui premeditazione sembra del tutto evidente. Kate, con Caleb sospeso, si ritrova così a indagare su più piste con il suo nuovo superiore Robert Stewart, e anche se le indagini sembrano ingarbugliarsi e confondersi tra di loro, il suo intuito le dice che c’è qualcosa che accomuna il tutto, forse un segreto, forse una colpa, forse una bugia a lungo tenuta abilmente nascosta. Ma da chi e perché?

Partiamo subito con il dire che l’autrice è riuscita a creare una protagonista del tutto credibile perché la Linville non è affatto una eroina, non ha doti da tosta né da combattiva, non ha quelle mille incredibili attitudini che ci si aspetta di trovare in un investigatore di Scotland Yard e infatti nessuno a Londra parla di lei in termini entusiastici o calorosi. Il suo capo non l’ha mai redarguita per comportamenti borderline, ma non l’hai mai neppure incoraggiata né lusingata per nessuna particolare indagine. Tutto quello che Kate ha raggiunto nella sua carriera lo deve solo ed esclusivamente a sé stessa e al suo intuito da sbirra che, di tanto in tanto, gli ha permesso di mettere a segno qualche buon colpo. Ed è questo che affascina completamente il lettore. Una poliziotta vera, una donna vera, con una vita privata fallimentare e una forma di autismo affettivo che non le permette niente altro che un amico solitario e asociale quanto lei e un collega con cui lavora benissimo, ma che ha anche lui seri problemi comportamentali e di dipendenza. Insomma è tutto dannatamente credibile e chi ha già avuto modo di incontrare e conoscere il personaggio di Linville nei precedenti due romanzi della Link non potrà che amarla ancora di più in questo ultimo lavoro dove sembra che per il sergente investigativo Kate non ci sia davvero nessun posto al mondo dove trovare un giusto equilibrio lavorativo ed emozionale. Detto questo, Charlotte Link possiede anche lo straordinario dono di costruire dialoghi perfetti, con il giusto ritmo, la giusta collocazione, il giusto realismo. Dialoghi che intervallati con la narrazione vera e propria rendono ancora più piacevole e soddisfacente la lettura.