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Senza respiro

Senza respiro

Cecilia è in vacanza a Valencia, in spiaggia, a litigare con la sabbia che le si appiccica sulla pelle e non vuole staccarsi nemmeno dall’asciugamano nonostante lo scrolli, quando riceve un messaggio dalla sorella Greta, che le comunica che la madre è entrata in ospedale. Aspetta che la sua amica Sofia si addormenti sotto l’ombrellone, prima di allontanarsi col cellulare in mano e telefonare alla mamma. La donna le domanda come sta, se l’acqua è bella (l’acqua del mare di Valencia è lurida, ma questo Cecilia non vuole dirlo) e se mette la crema solare. Cecilia dopo un momento di silenzio le rivela che sa del ricovero e la sente sbuffare. È irritata, ma minimizza, lo sapevano che sarebbe andata in ospedale in quei giorni, andrà da lei quando tornerà dalla vacanza, tanto l’hanno sistemata nella stessa stanza dell’altra volta. Il giorno dopo, mentre fa colazione con un ghiacciolo al limone, il suo gusto preferito, seduta sotto il sole caldo che colpisce il piccolo terrazzino dell’appartamento che condivide con Sofia e i suoi amici, Cecilia ripensa alle scatole di ghiaccioli che comprano per la mamma e che mettono nel freezer comune per i malati, dopo averci attaccato sopra un’etichetta adesiva con il nome e il cognome e il numero della stanza. Ci sono scatole di ghiaccioli di tutte le marche, sembra che non facciano venire la nausea dopo la chemio, è quello che sostiene anche la mamma. Decide di telefonarle di nuovo e sente che ha la voce stanca, è intenta a leggere uno dei libri che le ha portato Greta. Cecilia vorrebbe fargliene avere uno dei suoi e avviserà il papà di portarglieli. La mamma domanda se sta facendo abbastanza foto, visto che le hanno regalato una macchina fotografica, e se sta pensando al corso di fotografia e al portfolio che deve inviare entro il 2 settembre. No, non sta facendo molte foto e riguardo al corso che dura sei mesi non ha ancora preso una decisione...

Raffaella Mottana (Milano 1995) è una giovane autrice formatasi al Laboratorio diretto da Giulio Mozzi per la scuola di scrittura Bottega di narrazione, in questo romanzo si cimenta con alcuni tra i temi più difficili da affrontare per uno scrittore, in particolare se esordiente: malattia, morte, sesso e lo fa con abilità narrativa e credibilità. Cecilia è una ragazza di ventidue anni la cui vita viene stravolta da una perdita terribile, quella della propria madre, ma non è solo la morte a traumatizzarla, bensì il lento declino che è costretta a osservare durante le visite in ospedale, al punto che la mamma trasfigurata dal cancro diventa “la cosa nel letto”. Devastata dal lutto e tormentata dall’immagine della madre che annaspa per respirare, in seguito a un rapporto sessuale durante il quale viene afferrata per il collo, si interessa al mondo BDSM (in particolare al breath play) non con la curiosità di chi desidera sperimentare e divertirsi, ma spinta dalla disperazione e dalla necessità di sottoporre il suo corpo a una sorta di catarsi (ben chiara nelle pagine finali). Il romanzo è diviso in due parti distinte, la prima dedicata alla malattia e alla morte e la seconda alle pratiche sadomasochistiche della protagonista. A colpire è la scelta del linguaggio operata dalla Mottana. Le descrizioni, che si tratti di stati d’animo o sesso, sono asettiche, precise, chirurgiche quasi come le fasi cliniche di un autentico processo di guarigione. Un romanzo commovente e crudo che racconta la lotta di Cecilia per affrontare il dolore, ritrovare l’equilibrio perduto e ritornare a vivere. E a respirare.