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Serge

Serge

Jean è un uomo posato, da anni ha lo stesso lavoro e ha fatto carriera. Non ha una relazione stabile, ma è molto legato a Luc, il figlio della sua ex Marion, della quale è rimasto amico e confidente. La sua vita è senza sbalzi o impennate emozionanti, il suo carattere mite e pacificatore è il frutto della sua infanzia. Lui, infatti, è il fratello di mezzo, trascinato e affascinato dal grande, Serge, e oscurato da Nana, la preferita dal padre. Il tempo è passato e sono tutti invecchiati. Serge ha alle spalle un matrimonio fallito con Carole, da cui ha avuto una sconclusionata figlia, Joséphine, una relazione con Valentina naufragata per un tradimento, ed è nel pieno di una crisi esistenziale. Mai un lavoro continuativo, ha saltellato tra bella vita e imbrogli vari senza posa. Nana ha trovato il suo centro con il marito, lo spagnolo Ramos Ochoa e i figli Margot e Victor. Jean, Serge e Nana sono i Popper, figli di Edgar e Marta, una famiglia dalle radici ebraiche, per niente religiosa, con i nonni morti nei campi di sterminio. Le grandi discussioni familiari suscitate dalla politica israeliana rimangono storiche, per Edgar Israele è un faro, per la moglie no, lei ha tagliato tutti i ponti. Alla morte di Marta, ultimo genitore rimasto, figli e nipoti sono riuniti nella sala del commiato di Père-Lachaise. È Margot a prendere la parola prima che la nonna venga cremata dicendo: “La sgangherata baracca della nostra famiglia eri tu a tenerla in piedi”. All’uscita dal cimitero si accomodano sui tavolini all’aperto di un bar lì vicino, è ancora caldo anche se è dicembre. Chiacchierano e ad un certo punto Joséphine stupisce tutti, annunciando di voler andare a visitare Auschwitz con suo padre e gli zii...

Serge di Yasmina Reza è un romanzo breve, quasi una sceneggiatura, è una cronaca familiare agrodolce con uno sguardo disincantato sul dovere della memoria. Il narratore è Jean, il fratello di mezzo. L’autrice si concentra sulle relazioni che legano i tre fratelli, arricchendo la storia con i personaggi secondari vicini ai ragazzi, inserendo i ricordi d’infanzia e della loro vita familiare. Lascia mariti, mogli, compagni, compagne e figli volutamente in secondo piano. Il cemento della famiglia Popper è la madre Marta, con i suoi pranzi della domenica, ai quali nessuno poteva mancare. Alla sua morte le cose cambieranno decisamente. Il fulcro del romanzo è il viaggio familiare ad Auschwitz e Birkenau, luoghi densi di memoria, ma vissuti dai Popper in maniera rocambolesca e superficiale. Arriveranno a definire questi luoghi come un parco d’attrazioni kitsch, dove la forzata espressione addolorata dei visitatori cozza con l’ubriaca allegria che trovano la sera in piazza a Cracovia. La famiglia ebrea dei Popper si confronta con il senso della memoria, che la Reza con estrema ironia analizza in controtendenza. La sua è una satira della classe media occidentale, che si nasconde dietro alle parole, spesso svuotate del significato. Non ci si deve aspettare niente dalla memoria, se questa diventa un simulacro. È questo essere cruda e dissacrante che rende Yasmina Reza libera. Coinvolge il lettore con il suo humor nero che osa tutto, anche dissacrare Auschwitz e la spettacolarizzazione della memoria. Vale la pena ricordare che l’autrice è nata da un padre nomade ebreo e da una madre ebrea ungherese arrivata in Francia per sfuggire al comunismo. Che significa essere una famiglia? Che significa essere ebreo? Il romanzo solleva queste domande essenziali e lo fa con leggerezza ed ironia. Queste domande esistenziali si evincono dalla crisi della mezza età dei fratelli Popper, è per loro un’ultima occasione di poter ancora fare una scelta. In questo romanzo scritto in prima persona dall’inizio alla fine, c’è uno straordinario senso del dialogo e dei monologhi interiori. Serge è un romanzo famigliare esempio di quella letteratura ebraica che fa capo a Isaac Bashevis Singer, riferimento canonico del Novecento.