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Sermones – Satire sul presente

Sermones – Satire sul presente

La prima delle dieci satire pare essere una critica al “turbo-capitalismo” che ha invaso le nostre vite, con un invito ripetuto a rallentare e a volgere lo sguardo al classicismo umanistico. “Dov’è la libertà?” si chiede il professor von Albrecht, “il giusto rispetto / per l’uomo? È stato questo a fare grande/ l’Europa; senza questo perirà. / Se i diritti difender delle genti / Intendi, fa’ attenzione a che si legge / nelle università e nei ginnasi. / Ma più del fuoco devi tu evitare / questi rischi: se hai le conoscenze, / ma ti manca saggezza, sei soltanto / un asino che porta molti libri”. Poi, qualche verso dopo: “A disputare / fa’ con Socrate a gara; ogni faccenda / della terra Aristotele ti spiega. / Carneade t’insegna a dubitare; / signoreggiare la natura umana / tenta Zenone, i Cinici di andare / di là da essa. Diogene è capace / di avere a spregio ogni superfluo agio, / piaceri moderati ama Epicuro, / se pericoli non comportan gravi. /[...] / Su un cocchio alato / ti guiderà Parmenide alla luce / divina. Diotima con Platone / ti trarran con forza e con le ali / del vero amore ai templi più elevati/ del sommo Dio./ […] / Livio ci dà esempi / di civiche virtù, dà Cicerone / leggi che ben si addicono all’Europa. / L’avidità, Sallustio, tu condanni / con ancora attuale insegnamento. / Tacito insegna a non tener celate / le colpe dei potenti; per ricchezza / e per virtù è Seneca beato: / […] / Se però la politica ti pesa / e preferisci vivere tranquillo, / rivolgiti alle fonti delle Muse / e alla dolcezza dei poeti”...

Dieci satire sul presente, in lingua latina e seguendo uno schema metrico latino: il dottor von Albrecht pare voler rimarcare in questa sua opera alcuni temi cari alla Green Economy di Angela Merkel - che peraltro è espressamente citata in uno dei componimenti, con un forte accento di adulazione che sfiora quasi il patetico (“Ed anche / tra non molto il timone del governo / dall’assennata Angela tenuto / non sarà più” - Satira VII. Armi): si va dunque dall’iniziale critica al capitalismo odierno della Satira I – Insaziabile curiosità umana - con questo invito a rallentare che sembra richiamare le teorie della decrescita di Latouche - passando per un dialogo sullo spreco di cibo della Satira II, la Satira III in cui si disquisisce di cani, la Satira IV in cui il professore auspica per un futuro di pace che “L’Oriente i nostri testi / legga, ed i loro l’Occidente”, la Satira V dove sempre per rimarcare i soliti temi cari al parlamento europeo negli anni scorsi si cita direttamente la valorosa Greta Thunberg (“So che una studentessa / svedese, Greta, alle Nazioni Unite / parlò così: Il tempo stringe, il mondo / salvate! Rinunciate ad ogni guerra! Con le spade si facciano gli aratri!” ecc.) la Satira VI sul Coronavirus, la Satira VII che è sostanzialmente una critica dell’Amministrazione Trump, ecc. Ma venendo al dunque quest’opera del professor Michael von Albrecht - che fra l’altro è emerito di Filologia classica all’Università di Heidelberg - sembra più il giochino di un uomo colto che una vera e propria opera di poesia. Leggetelo pure, male non vi farà: ma secondo chi stende queste righe la poesia è altro.