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Servirà qualcuno che ci legga, alla fine

Servirà qualcuno che ci legga, alla fine
“Fu così che si sedette sul pensile per il bagno color salvia che aveva recuperato dalla spazzatura in attesa… Stava lì, seduto, la testa china, i gomiti stretti… quando iniziò a sentire sguardi su di sé… un osservante osservato, un incompreso che non comprende… punti di vista… Ci sei tu seduto che non fai niente, la gente passa e ti guarda e cosa vede? Ognuno quello che vuole… Persi a tentare di spiegare una cosa tanto ovvia senza riuscirci minimamente. Il mondo non esiste”. Per capire meglio cosa ne sarà di loro in futuro, a scuola tre bambini sono costretti a plasmare un pezzo di creta in modo che la loro piccola opera d’arte possa essere valutata e interpretata dagli insegnanti… Due vecchi coniugi, entrambi scrittori, decidono di regalare al vento il loro destino letterario… Un ragazzo si prende cura del fratello crollato psicologicamente in conseguenza a un periodo difficile… Un gruppo di Entropisti Anonimi si ritrova ogni mercoledì sera per favorire e descrivere il dilagare del caos, tra urla insensate e aggressività repressa…
I protagonisti di Servirà qualcuno che ci legga, alla fine sono molti, e i racconti riassunti sopra non sono che una piccola parte del mondo di Carlo Zambotti. L’autore ci mette sotto il naso ben 37 racconti, tutti gradevoli alla lettura, anche se alcuni ovviamente meglio riusciti di altri. Dodici sono inoltre ben accompagnati - e per questo dobbiamo rendere merito anche alla Gorilla Sapiens edizioni - da illustrazioni e disegni inediti di artisti noti. In queste pagine non esistono luoghi precisi, non esistono i nomi dei personaggi: ogni cosa sarebbe potuta accadere a noi, magari non così come viene raccontata, ma ogni storia ci tocca, o da vicino o da lontano. La scrittura è sfuggente, dai contorni sfumati, proprio come le storie e i personaggi, e in questo Zambotti è fin troppo coerente. Il pezzo di mondo che ci viene regalato dall’autore sfiora la totalità e tocca tematiche di vario genere, dalle più pesanti alle più bizzarre e persino divertenti, senza però mai cadere nel melodramma e senza mai essere prevedibile, ma sempre con una leggerezza che rende la lettura scorrevole e appassionata. La narrativa breve è un genere da coltivare, ingiustificatamente trascurato al giorno d’oggi, per questo motivo Carlo Zambotti, giovane (classe 1977) alla prima pubblicazione, merita senz’altro un applauso: sia per aver ripreso la difficile sfida dello scrivere racconti, sia per la coerenza e intelligenza del testo. Un unico dubbio, forse un poco maligno, l’ipercoerenza e linearità del testo sarà mica frutto di una sola, ormai esaurita, “macroidea”? A questa domanda potrà rispondere solo l’autore con una sua seconda pubblicazione che aspettiamo con ansia.