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Sete

Sete

Cristo conosce benissimo il suo destino e si prepara, il giorno prima della sua crocifissione, ad accettare il destino che gli è stato affidato. C’è solo un modo per superare questo momento di dolore e di ansia: affidarsi alla sete, al desiderio assoluto di liquidi, l’unico modo per raggiungere lo stato di trance mistica. Si spinge oltre: quel piccolo sorso di acqua bevuto dall’assetato dopo un lungo e straziante periodo di privazione, ecco, quella sensazione meravigliosa che attraversa la gola, quello è Dio! Ventiquattro ore sono lunghe se passate a ripensare alle cose dette dagli altri, ai tradimenti di quegli apostoli a cui voleva bene, alla donna amata, a quelle notti fatte di abbracci nel letto in cui lei gli chiedeva solo di “dormire di amore folle”. Questo tempo di sospensione prima di abbandonarsi alla fine e alla morte serve anche per mettere in chiaro alcuni aspetti raccontati nei diversi Vangeli. Non si stupisce che in un momento di dolore alcuni suoi fedeli ricordino dettagli non avvenuti veramente, ma ci tiene a riportare la verità. L’aceto nella spugna che un soldato accosta alle sue labbra non è causa di ulteriore supplizio, come diranno alcuni, ma nota piacevole da assaporare. Molte delle frasi più celebri a lui attribuite non sono state pronunciate: Giovanni, ad esempio, non c’era, perciò per quanto l’affetto per lui sia totale, non accetta che possa dire cose a vanvera. Anche Luca con quel “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”, sembra mentire e attribuirgli un’accondiscendenza verso il genere umano che non gli si addice, in quanto insopportabile forma di disprezzo…

Il Vangelo secondo Amélie Nothomb. O meglio, l’ultimo giorno di vita di Gesù Cristo visto da una scrittrice che ama uscire dagli schemi e dai canoni prefissati, anche per quanto riguarda le Sacre Scritture. Infatti, più che dai testi accettati, sembra attingere dai Vangeli apocrifi o da testi gnostici, raccontando anche della presunta storia d’amore tra Cristo e Maria Maddalena, mai riconosciuta dalla maggior parte delle fonti canoniche. Qui la Maddalena è descritta come un’amante premurosa e capace di ascoltare come nessun altro. Il linguaggio è quello ricercato e pulito della Nothomb. Lo stile utilizzato cambia lungo tutto il libro, passando dal resoconto processuale al limite del tragicomico all’indagine interiore finale anche sul concetto stesso di fede. L’inizio potrà spiazzare i lettori incalliti dell’autrice belga, visto il modo in cui vengono presentati dei momenti del processo che rasentano un tipo di comicità poco nothombiana (con picchi esilaranti come il discorso del vino buono/cattivo fatto dai protagonisti delle nozze di Cana). Questo Sete come molte delle ultime opere prodotte dalla Nothomb dimostra quanto la scrittrice abbia virato decisamente dal suo modo di affascinare e stupire, positivamente, il fruitore appassionato delle sue storie taglienti e, a tratti, anche crudeli. Chi ha amato “classici” come Stupore e tremori o Igiene dell’assassino – solo a voler citare alcuni dei suoi romanzi migliori – troverà la scrittrice belga un po’ fiacca e poco innovativa, piena di ottime intenzioni che però non sembrano essere mai soddisfatte.