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Settanta volte sette

Settanta volte sette

Gary, Indiana, alba di un giorno qualunque del 1979. Gloria, la madre, fa salire le due figlie – Rhonda di dodici anni e Paula di nove – sul sedile posteriore della sua Chevrolet Vega rossa. Le bambine sanno molto bene quello che sta per fare la madre. Le ha tenute sveglie tutta la notte per spiegare loro – a volte a voce bassa e a volte piangendo e gridando – quello che sarebbe accaduto di lì a breve. Gloria chiude la portiera posteriore, siede al posto di guida, abbassa i finestrini e mette in moto. Attende che le figlie si addormentino di un sonno innaturale e ciò che, dopo, Rhonda ricorda è l’immagine sua e della sorella sedute nel loro letto a castello, senza avere la più pallida idea di come ci siano arrivate, lì. La ragazzina si alza e trova, sulla porta, un foglio attaccato con la carta adesiva, scritto dalla madre, che conferma la volontà di portare avanti, da sola, quello che aveva abbondantemente illustrato alle figlie. Rhonda telefona subito alla zia, che la manda immediatamente dai vicini di casa, gli Hollis. Mentre Mister Hollis trascina Gloria fuori dal box auto – dove si era chiusa a respirare il gas di scarico – e, dopo averla adagiata sul prato, prova a farle un massaggio cardiaco, Rhonda si accorge che Paula sta per avere una crisi isterica, alla vista di quell’uomo che continua a battere senza sosta sul petto di sua madre, immobile. I vigili del fuoco che accorrono di lì a poco e i medici che sopraggiungono si occupano di Gloria, ma alle due bambine non pensa nessuno. Alla fine Gloria viene portata in ospedale e le due sorelle condotte dalla zia. Una settimana dopo Gloria viene dimessa. Nessuno le chiede nulla e nessuno si preoccupa del fatto che, come prima cosa, lei vada a riprendersi le figlie. Forse è questo episodio, si ripete Rhonda anni dopo, ad aver innescato una profonda trasformazione in Paula. La trasformazione che la conduce, un giorno di primavera del 1985, ad accanirsi sul corpo di un’anziana signora fino a ucciderla…

La scrittrice americana Alex Mar ripercorre in questo romanzo – un true crime – la vicenda della quindicenne Paula Cooper, la ragazza condannata in primo grado alla sedia elettrica per il violento omicidio di un’anziana catechista bianca, avvenuto in Indiana nella primavera del 1985. Si tratta di una sentenza che, all’epoca dei fatti, fece scalpore e divise opinioni e coscienze. I media di tutto il mondo e anche il Vaticano intrapresero una mobilitazione internazionale per evitare la sedia elettrica all’imputata. Fu l’intervento del nipote della vittima – che scelse la strada del perdono – l’episodio decisivo in grado di far sospendere la condanna a morte per trasformarla in pena detentiva. Alex Mar ha più volte affermato di aver dedicato cinque anni della sua vita lavorativa alla ricerca delle fonti e delle testimonianze che potessero aiutarla a conoscere meglio la vicenda: articoli, documenti, filmati, interviste, foto e molto altro materiale che la scrittrice ha letto, guardato e ascoltato alla ricerca delle ragioni che possono aver armato la mano di Paula e, soprattutto, di quelle che hanno poi mosso il nipote della vittima nella direzione del perdono e della compassione verso l’assassina. Ed è il perdono – insieme alla questione razziale e a quella della pena di morte – il nodo centrale sul quale poggia la ricostruzione di Mar. Come l’autrice stessa ha dichiarato: “Si parli di un conflitto più ampio o di un singolo crimine il primo impulso resta sempre la vendetta, ma è necessario imparare a convivere con gli altri. Penso che per un autore sia importante focalizzarsi su una singola storia per affrontare grandi temi: è questo che mi ha spinto ad approfondire la vicenda di Paula Cooper. Ma ho dovuto lavorare molto per capire chi fosse stata da giovanissima, prima di commettere il crimine, poter provare empatia per lei ed infine trovare il modo di chiedere ai lettori di condividerla. Per qualsiasi tipo di conflitti il processo è simile: se riusciamo a vedere i colpevoli di violenza da un punto di vista umano potremo pensare alle punizioni che meritano da un punto di vita umano”. Una storia durissima, che racconta la fatica del vivere, il peso del passato e, soprattutto, la capacità di provare empatia anche per chi, all’apparenza, è tanto diverso da noi e i cui comportamenti possono ferirci nel profondo. Chiedere vendetta, si sa, è più facile che perdonare, ma forse non regala alla propria coscienza la stessa sensazione di aver fatto la cosa giusta.

LEGGI L’INTERVISTA AD ALEX MAR