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Settimo Cavalleggeri

Settimo Cavalleggeri
Alle 11 del mattino del 19 dicembre 1944 il generale Eisenhower si precipita nella sala comando operazioni a Verdun. I suoi comandanti lo guardano con fare cupo e teso, cercano un po' di fiducia sul viso del capo. Appare lucido e freddo, sa quello che vuole ed è elettrizzato da quella forza interna che non gli è mai mancata. Nello spazio di 120 ore la cavalleria corazzata del Gen. Patton, costituita da 9a e 1a divisione, è già trincerata sulla linea di difesa Echternach-Diekirch-Bastogne. Il sole splendente che all'improvviso compare sul campo di battaglia, il 23 dicembre, scatena l'aviazione d'assalto alleata. Ben 17.000 missioni di guerra compiute in quattro giorni contro i tedeschi. I cavalleggeri hanno così un aiuto dal cielo e giungono finalmente anche i rinforzi. Tra questi ultimi si segnala la 2a Divisione di Cavalleria corazzata americana, che urta la 2a Divisione corazzata tedesca e la ferma quando già è vicina al corso della Mosa. A Bastogne la 9a e 1a Divisione di Cavalleria corazzata di Patton resistono sempre, finché la 4a, comandata dal generale H.J. Gaffey, riesce a ricongiungersi con esse. Da parte tedesca stanno per finire le munizioni e il carburante per i panzer. Mancano riserve di uomini e di mezzi corazzati da gettare in battaglia e le forze già impegnate non bastano ad effettuare un movimento aggirante così maestoso come quello concepito da Hitler. Tutto questo, insieme all'irremovibile resistenza opposta dai blindati della cavalleria americana, finisce per convincere il Fuhrer a sospendere l'attacco, il 27 dicembre 1944. Questa  è l'ultima battaglia vera della Seconda guerra mondiale sul fronte occidentale. Ma che cosa sarebbe accaduto se sotto il primo formidabile colpo di maglio si fosse infranta la difesa delle divisioni corazzate di cavalleria statunitensi? Se si fosse diffuso tra gli Alleati il panico dovuto allo sfondamento?
La cavalleria rappresenta il reggimento più noto della storia ed è la punta di diamante dell'America militare. La storia del Settimo Cavalleggeri inizia dalle vicende eroiche del generale Custer e delle guerre di secessione e arriva fino ai tempi del Vietnam. Questo libro ripercorre tutte le operazioni militari della cavalleria, tracciandone un resoconto preciso, cogliendone anche la trasformazioni dovute alle diverse epoche storiche superate. L'autore riesce ad esaminare le strategie militari, le curiosità e dettagli di questo reggimento, facendoci conoscere anche interessanti episodi, e soprattutto i profili di tutti i protagonisti che più hanno segnato l'epopea che questo corpo attraversa. Durante la lettura si scoprono tutti i teatri di guerra in cui ha dato il suo contributo, dalla battaglia di Little Bighorn, al Vietnam, passando per Cuba e le spiagge della Normandia. Ma la storia di questo reggimento continua fino ai giorni nostri. Dopo il Vietnam il 7° torna sui campi di battaglia del Kuwait con l'operazione Desert Storm, per poi ritornarci con la seconda guerra del Golfo. Si capisce anche come questo reggimento si è evoluto nel tempo seguendo l'evolversi della tecnologia bellica. Il mezzo di trasporto che all'inizio contraddistingue questa forza armata è il cavallo, ma diventa l'elicottero durante la guerra del Vietnam. Il saggio curato da Luca Barbieri ci svela un racconto preciso che disapprova gli eccessi della guerra e dà merito a tutti quei soldati che hanno combattuto per gli stessi ideali. Una frase celebre del Generale Custer può riassumere le qualità di questo corpo: "Non esistono indiani a sufficienza per sconfiggere il Settimo Cavalleggeri".