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Sherlock Holmes è morto

Sherlock Holmes è morto
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Corrado Di Tuccio, genio della fisica e detective dilettante prestato a un’impresa di pulizie, è stato trasferito da Roma a Perugia. Il fatto che abbia collaborato a risolvere un caso poliziesco non è piaciuto per nulla al suo datore di lavoro, che lo ha spedito in una sede lontana dalla capitale. Di Perugia a Corrado non piace nulla, né la camera in subaffitto, né il fatto di dover lavorare di giorno invece che di notte, come era abituato a fare, sottraendosi a quasi ogni contatto con i suoi simili. Per fortuna, ecco che, a risollevargli un poco il morale, arriva il morto. E che morto. Infilzato sulle punte di un grande monumento in acciaio davanti al quale Corrado passa ogni mattina, sta il cadavere di un uomo. Così di nuovo il nostro eroe si trova coinvolto in una indagine, e per nulla a malincuore. Tra l’altro, per uno di quei casi della vita che capitano di rado, riappare accanto a lui nell’inchiesta il suo ex compagno di scuola Tino, che dalla questura di Roma aveva richiesto ai colleghi di Perugia di tenere d’occhio l’amico, per evitargli di mettersi di nuovo nei guai. Ma Corrado non ha nessuna intenzione di evitarli, i guai, e comincia ad indagare sul (primo) morto, Giovanni Pontici, musicista famoso nei decenni precedenti e vincitore del disco di platino con il singolo “Sherlock Holmes è morto”. Dunque tout se tient e la nuova avventura inizia…

Valerio Tagliaferri, romano, sul suo sito si definisce “lettore e qualche volta scrittore di ebook”. Come scrittore ha all’attivo diversi romanzi gialli: questo, in particolare, è il secondo episodio dedicato alle inchieste “dell’inconsapevole Di Tuccio, l’addetto alle pulizie più intuitivo di sempre”. Qui Corrado si trova di nuovo coinvolto nella soluzione di delitti di inusitata violenza, compiuti stavolta sulla suggestiva scena della storica città etrusca, tra mura, vie del centro, antiche pietre di palazzi che di storia e di storie ne hanno viste tante. I delitti appaiono particolarmente gravi e inspiegabili dato che vi sono coinvolti ex compagni di scuola, ex innamorati, amici di sempre ed ex amici. Ma l’intuizione e un pizzico di fortuna aiutano e conducono alla soluzione del caso. Il fatto che si tratti, anche per questo secondo romanzo, di autopubblicazione (una consapevole scelta di Tagliaferri che confida molto nella rete del passa parola dei lettori più che nelle strategie di marketing degli editori dominanti), sacrifica anche qui la forma in cui il testo si presenta, dal layout di pagina (quell’arte di disporre misure e righe sul foglio che rende esteticamente gradevole la prima apertura del libro ancor prima della lettura...), al numero di pagina sul frontespizio, alla revisione editoriale del testo, alla copertina. Vedere sulla copertina di un libro «e’» invece che «è» è una sciatteria davvero inaccettabile.