Salta al contenuto principale

Shōgun

Shogun. Ediz. tie-in

Aprile 1600. L’inglese John Blackthorne è il pilota del tre alberi “Erasmus”, duecentosessanta tonnellate e venti cannoni. È l’unica nave superstite di una flotta di cinque velieri olandesi partita da Rotterdam per attaccare, saccheggiare e distruggere i possedimenti spagnoli e portoghesi nel Nuovo Mondo e scoprire nel Pacifico nuove isole di cui prendere possesso in nome dei Paesi Bassi, in guerra con la Spagna da ormai quarant’anni. Dei 496 uomini partiti – tutti olandesi tranne due piloti (uno è appunto Blackthorne) e un ufficiale – ne sono rimasti vivi 28, ma alcuni sono in gravi condizioni e solo una decina sono in grado di camminare per la fame, la sete e lo scorbuto. La colpa dell’esito disastroso della spedizione è del capitano-generale Paulus Spillbergen, che quando la flotta olandese aveva imboccato da poco lo Stretto di Magellano ha preteso di fermarsi a esplorare la Terra del Fuoco in cerca di presunti tesori, nonostante le forti perplessità di parte degli ufficiali, preoccupati per l’imminente arrivo della brutta stagione. Alla fine gli olandesi hanno dovuto svernare laggiù inutilmente, quattro mesi di freddo e fame durante i quali sono morti 156 uomini. Una volta salpati, le spaventose tempeste nelle acque dello Stretto di Magellano hanno disperso la flotta e solo la “Erasmus” è arrivata all’Oceano Pacifico, poco più di un mese fa. Da allora navigano nell’ignoto, Blackthorne è ormai praticamente solo a decidere la rotta e spera di raggiungere il Giappone, ma ormai dispera di farcela, saranno tutti morti se non toccano terra entro tre giorni. Un temporale fortissimo flagella ora la nave, sferzata da onde enormi. D’un tratto, qualcuno grida: “Rotz voruiiiiit!!!”, c’è una scogliera di roccia a circa duecento metri, nel buio fitto e nella pioggia non l’avevano vista finora, stanno per schiantarcisi addosso. Blackthorne individua uno stretto passaggio nella scogliera e ci si infila con decisione, mentre la “Erasmus” è squassata da forze potentissime: la nave passa, va verso la riva, entra in una baia. Gettano l’ancora, sono salvi. Il pilota inglese – stremato – perde i sensi. Quando rinviene, si ritrova disteso su una stuoia, nudo con una coperta addosso. Accanto a lui un vassoio con varie ciotoline: in una verdura cotta piccante, in un’altra minestra di pesce, in un’altra un denso porridge di grano o di orzo. Blackthorne mangia tutto avidamente e beve una brocca intera d’acqua dal retrogusto amarognolo. Poi, mentre si guarda intorno, scorge un crocifisso in una nicchia. Qui ci sono i portoghesi, pensa allarmato. È il Giappone? O forse sono finiti in Catai?

Gli Shōgun erano i capi delle forze armate (e di fatto del governo) del Giappone tra il Medioevo e l’Ottocento, emblema di un potere pressoché assoluto conteso da fazioni politiche disposte a tutto pur di raggiungerlo, in una società dalla struttura e dalla cultura complesse e molto diverse da quelle europee. L’omonimo romanzo di James Clavell è un monumentale affresco di questa bellicosa società feudale all’inizio del Periodo Edo, all’alba del XVII secolo. Pubblicato per la prima volta nel 1975 e terzo titolo dell’acclamata Asian Saga dello scrittore australiano, è un vero classico per chi ama i romanzi storici ed è uno dei libri che hanno contribuito a creare – prima del boom degli anni Ottanta – la moda della cultura giapponese. La vicenda ruota attorno al naufrago inglese John Blackthorne, il cui arrivo in Giappone dà il via a una catena di eventi che sconvolge un delicato equilibrio politico trasformandolo da outsider a figura centrale nelle macchinazioni politiche dell’epoca, sotto la tutela del potente ed enigmatico Lord Toranaga. Il libro è ispirato alla figura storica di William Adams, un navigatore inglese che divenne un fidato consigliere di Tokugawa Ieyasu, il condottiero che unificò la nazione nipponica. La forza di Shōgun non sta però soltanto nell’ambientazione affascinante o nella trama meticolosamente realizzata, ma anche nella capacità di Clavell di immergere i lettori nella profondità psicologica dei suoi personaggi: dagli astuti samurai agli stoici contadini, dalle donne ai missionari portoghesi, tutti sono vivi e credibili, mostrando la comprensione dell’autore della natura umana e delle complessità dell’identità culturale. Il Giappone del Seicento è incantevole e brutale al tempo stesso, una società governata da rigidi codici di onore e obbedienza, ma capace di grande bellezza e raffinatezza. Certo, Clavell si concede qualche licenza narrativa, qualche inesattezza storica e qualche romanticismo di troppo lungo le 900 pagine del romanzo (forse spaventose per molti lettori), ma comunque sa creare un’esperienza emozionale che ci trasporta in un momento cruciale della storia, in cui il destino di individui e nazioni era in bilico. Per chi è disposto a intraprendere questo viaggio, Shōgun sarà un’avventura indimenticabile. Dal libro sono stati tratti un film del 1980 diretto da Jerry London e interpretato da Richard Chamberlain, Toshirō Mifune e Yôko Shimada e una serie tv del 2024 diretta da Frederick E.O. Toye, Jonathan van Tulleken, Charlotte Brändström e interpretata da Cosmo Jarvis, Hiroyuki Sanada, Anna Sawai e Tadanobu Asano.