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Shutter Island

Shutter Island

“La mente… è essenzialmente un motore. Un motore delicato e complicato. Ed è fatto di tanti pezzi, ingranaggi, bulloni e cerniere. E la metà di questi pezzi noi non sappiamo neppure a cosa servono. Ma se un solo ingranaggio slitta, uno soltanto… Ci hai mai pensato? È tutto intrappolato qua dentro, non ci si può arrivare e non lo controlli veramente. È lui a controllare te, capisci?”. Teddy Daniels, agente federale, ascolta interessato quel discorso che, a dispetto degli altri, non si direbbe uscire dalla bocca di uno che ha letteralmente strappato la faccia con un pezzo di vetro a una povera donna, colpevole solo di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato; Peter Breen è il terzo paziente di Ashecliffe ad essere interrogato, forse il primo in grado di articolare un discorso con una parvenza di senso. Non ha mai incrociato lo sguardo di Teddy, come se ne avesse paura, cercando piuttosto quello di Chuck Aule, il suo nuovo partner, in cerca di approvazione e conforto. Sono arrivati a Shutter Island da appena tre giorni per indagare sulla strana scomparsa di Rachel Solando, paziente del padiglione B allontanatasi senza lasciar traccia. Una sparizione che a Teddy non quadra: in quell’istituto psichiatrico ogni paziente ha al suo seguito almeno due infermieri, a cui si aggiungono le guardie armate che pattugliano il perimetro dei padiglioni, le sbarre alle finestre e le porte blindate delle camere. Misure che, già da sole, renderebbero altamente improbabile a un paziente allontanarsi senza esser visto ma che sarebbe reso totalmente impossibile dal superare il filo spinato elettrizzato che, come un doppio binario, corre ininterrotto intorno alle mura dell’istituto. Eppure Rachel, in camicia da notte e senza scarpe, è riuscita a lasciare indisturbata Aschliffe e a sparire nel nulla…

Non è un nome che passa inosservato quello di Dennis Lehane, romanziere statunitense consacrato definitivamente al successo dopo la pubblicazione de La morte non dimentica, thriller dal quale Clint Eastwood ha tratto il suo film due volte premio oscar Mystic River. Un destino analogo, quello di Shutter Island. L’Isola della Paura, pubblicato per la prima volta nel 2003 e diventato un film nel 2010, con la regia di Martin Scorsese e con protagonisti Leonardo Di Caprio e Mark Ruffalo. È il 1954 e siamo nel Massachusetts. Teddy Daniels è un agente federale con un passato non proprio immacolato, che insieme al suo nuovo partner si reca a Ashecliffe, istituto psichiatrico di alta sicurezza situato al centro di un’isola al largo del golfo di Boston. La storia, che si svolge nel giro di poco meno di una settimana, inizia in sordina per poi arricchirsi di nuovi dettagli e sfaccettature che aiutano alla comprensione di questo thriller psicologico: ad ossessionare Teddy è il suo passato, che esplode repentinamente una volta sull’isola. Gli anni spesi come soldato durante la Seconda Guerra mondiale, la liberazione del campo di concentramento di Dachau, la morte dell’amata moglie Dolores contribuiscono a saturare l’esperienza di Teddy sull’isola e che, pian piano inizia a perdere lucidità e contatto con la realtà. Una perdita di lucidità che accompagna anche il lettore che, pagina dopo pagina, ha sempre maggiori difficoltà a comprendere e a discernere la realtà da quello che rientra di diritto nelle costruzioni mentali. Un romanzo che, al contrario del film (che si differenzia anche per il finale aperto) mantiene il suo livello di suspence anche nelle letture successive; un risultato ottenuto grazie alla trama avvincente, unita alla perfetta commistione tra il passato e il presente di Teddy e agli altri personaggi che aggiungono tasselli fondamentali alla costruzione della narrazione e che confermano – ancora una volta – il talento di Lehane non a caso considerato uno dei titani del thriller americano.