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Siamo di nuovo amici

Siamo di nuovo amici

A New York sono le nove di sera di una tranquilla domenica d’estate. Jim Malloy e Charley Ellis si danno appuntamento al Circolo St James, un circolo per soli uomini del quale Jim è socio da una decina di anni; l’atmosfera è lugubre, le stanze sono avvolte dal silenzio, ma in fondo, l’umore dei due amici di vecchia data è altrettanto nero: Nancy. la moglie di Charley, è appena venuta a mancare. Lui e Nancy stavano passando il fine settimana dallo zio di lei; la cameriera l’aveva trovata in bagno, riversa sul pavimento: solo venti minuti prima, dopo avere pranzato, in preda ad un’emicrania che si trascinava dal giorno prima, si era congedata da tavola per andare a dormire. Charley non piange, non riesce ancora a crederci; è stranamente tranquillo, e il suo dottore non le ha prescritto nessun sedativo. Ma la botta arriverà… oh, se arriverà. Succederà all’improvviso, gli dice Jim (lui c’è già passato), nel momento in cui sarà più indifeso: in taxi, in metropolitana, magari in una strada qualsiasi che gli susciterà un minimo ricordo, mentre sta passeggiando. La cosa importante, è buttarsi a capofitto sul lavoro appena possibile. Nancy era una gran bella donna, e la mente di Jim non può fare a meno di tornare a quel pomeriggio del 1937, quando, durante la colazione (un orario un pò insolito, ma come sempre aveva scritto fino all’alba) Charley Ellis era venuto a trovarlo per parlargli di lei. A dire la verità, Jim era già venuto a sapere di Nancy e Charley dalle cronache mondane, dato che la donna era già la moglie di qualcun altro, esattamente di un un certo Jack Preswell, un noto finanziere, fisicamente bassino e con la faccia da bambino. La coppia si era lasciata e ripresa diverse volte, ed era stato proprio durante l’ultima separazione che si era inserito Charley…

Jim Malloy è invecchiato. Consapevole della raggiunta maturità, ora le cose, soprattutto quelle passate, paiono diverse, in virtù di una nuova prospettiva. Nell’ultimo ultimo atto del trittico Prediche e acqua minerale - preceduto dalle novelle La ragazza nel portabagagli e Immagina di baciare Pete - che ha visto come protagonista il disincantato e ironico scrittore, alter ego dello stesso autore, l’amato e nel contempo odiato John O’Hara (considerato da sempre umanamente antipatico ma narrativamente geniale), assistiamo ad un nostalgico tuffo nei ricordi, innescato dall’improvvisa perdita di un’amica di vecchia data. Si ha come l’impressione che la vita, almeno quella parte più intensa ed eccitante, sia stata già vissuta tutta: ora è il tempo dei bilanci, di un pò di amarezza, di qualche recriminazione; di quello che poteva essere e, ahimè, non è stato. Scritto e ambientato nel 1961, Siamo di nuovo amici, sebbene focalizzato nel presente, abbraccia un arco temporale che va dallo scoppio della seconda guerra mondiale (nei giorni dominati dal New Deal di Roosevelt, in un America un po’ più grigia e inquieta del solito), al boom economico che ha investito mezzo mondo; una novella di quasi cento pagine, complessa e di alto tenore narrativo, dominata dai dialoghi. Dialoghi divenuti inevitabilmente il marchio di fabbrica di O’Hara, che confermano la sua straordinaria dote nell’ascoltare, cogliere, intercettare le più piccole sfumature dell’animo umano, e di creare personaggi difficili da dimenticare. Un vero antropologo della scrittura.