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Slow Wine - Guida 2022

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Storie di vita, vigne e vini in Italia. Dopo le difficoltà dell’anno precedente nell’effettuare sopralluoghi di persona presso le aziende vinicole a causa della pandemia di COVID-19, arriva puntuale in libreria la guida aggiornata ai vini “Slow”: 1958 cantine censite per il lungo e il largo dell’intera penisola. Il criterio di assunzione alla guida tiene conto di diversi parametri quali la coltivazione diretta della percentuale di uve utilizzate per il prodotto, l’uso di concimi provenienti dalla chimica di sintesi o meno, il rispetto del paesaggio, il ricorso alla biodiversità, il rapporto virtuoso della cantina con i propri collaboratori, la valorizzazione del territorio attraverso la collaborazione con l’intera comunità agricola di appartenenza e tanto altro: in concreto, tutte le possibili diramazioni pratiche dei tre pilastri teorici del “Buono, pulito e giusto” che stanno alla base della filosofia “Slow”. Un’altra classificazione fondamentale della guida ci aiuta a recepire la collocazione del prodotto distinguendo tra vini quotidiani, vini d’eccellenza, qualità media della cantina di produzione, rapporto qualità/prezzo ed altre cose ancora. Troviamo segnalate anche le strutture che offrono ristoro e quelle che offrono ospitalità, buono per chi viaggia. Un bel viatico per il navigatore che si muove a vista nell’inquieto, osmotico, piacevole e accidentato Mare magnum del vino. Buone novità sul fronte piemontese con aziende innovative al di fuori della consolidata zona di Alba (sempre sacra), bella la spinta silente del Molise – ahinoi ancora costretto ad essere accorpato all’Abbruzzo -, Emilia da tenere d’occhio e qualche puntata fuori dagli schemi. Bene illustrato ciò che il consumatore può aspettarsi dalle etichette con ampio spettro di gusto e spendibilità…

I parametri dei quali tenere conto sono tanti e complessi, alcuni oggettivi (metratura della vigna, percentuale delle uve direttamente prodotte, etc…), altri meno, ed altri ancora affatto. Riuscire a mediare con precisione matematica tutti i criteri di valutazione senza giungere a risultati strampalati è sicuramente operazione impegnativa e laboriosa. C’è poi la componente regina, quella che sta al principio e alla fine di tutto, la più volubile di tutte: il gusto personale. Quindi andare giù con la mannaia presa in prestito dai farisei della critica enologica sarebbe operazione sommaria, incoerente e sbagliata. Certo, potrà capitare che per una medesima tipologia di vino si possa non trovare un’etichetta a noi cara e che se ne trovi al suo posto una che magari non si approva ma, viste le quasi duemila cantine recensite, meglio non dare adito a sterili e infinite dispute da bar, anzi, da osteria. Facciamo un esempio: immaginiamo che qualcuno si prenda la briga di redigere una sorta di elenco telefonico (li ricordate?) delle “persone per bene”. Un criterio oggettivo potrebbe essere quello di partire dai cittadini che hanno la fedina penale pulita. Nessuno potrà mai stilare però la lista di quelli che ci stanno necessariamente anche simpatici. Ecco, smorzerei così quelle polemicucce che ogni anno si sviluppano sterilmente attorno alla guida grazie ai Talebani all’etanolo, agli haters del vino e agli integralisti del tappo. Slow wine è una guida utile da mediare con il nostro discernimento, con informazioni congrue e di buona leggibilità. È anche un bel regalo di Natale. Allora alziamo i calici con un buon Teroldego Rotaliano, un Lagrein, una Lacrima di Morro d’Alba o… preferite un bianco? Dal Friuli alla Sicilia potrete trovare quello che fa per voi. Auguri!!!