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Sogno notturno a Roma (1871-2021)

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Gaia, inquieta e appassionata, somiglia alla principessa Brambilla, che durante un carnevale romano di tanto tempo fa entrava e usciva veloce dai palazzi cambiando d’abito, d’aspetto e di identità; è impetuosa, caotica, fulminea. Considera Roma una macchina teatrale immaginata da tanti architetti differenti, capaci di far apparire e sparire qualsiasi cosa a comando. E camminando per l’Eterna va così interrogandola sul suo senso e sulle sue oscurità, sui suoi segreti e sulle sue contraddizioni, sulla sua forma e sulla sua natura. Gregorio, daimon, gatto sapiente, è simile a una creatura di Hoffmann; grigio, occhi verdi smeraldo, chiacchierone (quanto!). Filosofo, erudito. Assieme, Gaia e Gregorio vanno per la città, ritrovandosi per lo più dalle parti dell’Arco di Settimio Severo, umbilicus urbis, vicino al Tabularium. La narratrice li accompagna, invisibile; li ascolta, percepisce i loro stati d’animo, vive nei loro racconti. E camminando con loro respira l’essenza della città; e vanno così meditando sul destino di Roma, sulla sua decadenza e le sue rinascite, sul suo sonno; sulle perdute o mutate piazze, sulle perdute o ridotte ville, sui perduti o diroccati palazzi, sulle demolizioni assurde del tardo Ottocento e del Novecento, sulle divinità un tempo venerate e oggi dimenticate; sui letterati del grand tour, sul monumento a Vittorio Emanuele II e sui costi e sui sacrifici che domandò; sulla Roma dei Papi e sulla Roma antica, sulla Roma dei Piemontesi (o dei buzzurri?) e su quella leale agli Etruschi; su quella che poteva rimanere ed è sparita, su quella che poteva essere e non è più stata. Con loro, il gabbiano Leopoldo, il malinconico gatto Quirino dal nome parlante e tutta una serie di reminiscenze, aneddoti e notizie architettoniche, storiche, artistiche e politiche...

Per l’ANSA, questo è un “ritratto suggestivo e visionario di una città bellissima e struggente, comunque unica al mondo, amata da artisti e intellettuali, sempre celebrata ma mai compresa fino in fondo”. Secondo Consuelo Lollobrigida di «About Art», Sogno notturno a Roma è “una dichiarazione d’amore per Roma, per la sua storia millenaria e per quella presente, che a tratti si tinge di malinconia per le perdite e le ferite che inevitabilmente il fluire del tempo porta con sé”. Secondo Marco Bellizi dell’«Osservatore Romano», è “in fondo la storia di una città tradita nel suo unicum, la capacità di far coesistere epoche, stili, storie, politiche e tempi diversi. È la coesistenza a rendere Roma inimitabile. Inarrivabile. E poco comprensibile. Ma qui c’è la storia anche di una città universale ridotta a diventare capitale di un solo Stato, emblema di una sola nazione. Che però l’ha subita, ammirata e temuta. Che l’ha voluta sempre cambiare senza mai totalmente amarla”. Tecnicamente, siamo a metà strada tra la letteratura di viaggio, una raccolta di articoli e schizzi poi “assemblata come un romanzo” e la divagazione dotta (quanto!); Sogno notturno a Roma è una confederazione di generi, quando sofisticata quando, semplicemente, artefatta. La sensazione è che un lavoro del genere poteva e forse doveva avere una struttura differente; i personaggi presenti appaiono a volte gratuitamente in mezzo a una serie di digressioni architettoniche o storico-artistiche, come se le intenzioni autoriali fossero rimaste a mezza strada. Chiudiamo con qualche notizia biobibliografica. Anna, alias “Annarosa” Mattei in Strinati, abruzzese di nascita e romana d’adozione, insegnante, già direttrice di una collana per la Le Monnier e per la Archimede, collabora con «Il Messaggero». Alle spalle, tre romanzi, tutti pubblicati da Mondadori (Una ragazza che è stata mia madre, 2005; L’archivio segreto, 2008; Il sonno del Reame, 2013) e una serie di saggi (ultimo, L’enigma d’amore nell’occidente medievale, La Lepre, 2017).