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Solitudini - Memorie di assenze

Solitudini - Memorie di assenze

Un uomo di bell’aspetto, compiaciuto seduttore, talvolta violento e incurante del dolore che affligge agli altri. Basta il suo sguardo tagliente ed impietoso a riportare l’ordine in casa. Il padre della prima giovane protagonista è una presenza ingombrante. È morto ancor prima di essere defunto perché quel fiocco nero affisso alla porta di casa per lungo tempo è sembrato reale, immaginato quasi ossessivamente dalla figlia. Le relazioni tossiche che la donna, ormai adulta, intrattiene con gli uomini derivano da un profondo risentimento. La rabbia interiorizzata si trasforma in autosvalutazione, poi in autodistruzione... Chiara e Iacopo si conoscono chattando di notte su un sito internet per incontri. Solo utilizzando nomi fittizi ed interagendo con estranei sembrano trovare il coraggio di esprimere le angosce più intime. Senza questo filtro emotivo è difficile tollerare la frustrazione di un rifiuto. La rabbia di Iacopo, che ha radici profonde, si trasforma in disperazione, nella mancata voglia di vivere... La protagonista della terza testimonianza è una donna incinta, schiacciata dal peso della responsabilità. Forse un figlio non lo vuole, deve ancora far pace con quella rabbia repressa, covata in lunghi, troppi, anni di silenzio. In un momento di profonda confusione decide di scrivere una lettera alla madre, una persona anaffettiva, superficiale, ipercontrollante... Un destino beffardo colpisce ripetutamente la protagonista dell’ultima straziante storia. Sua figlia Sara scompare prematuramente a causa di un raro tumore cerebrale. Emergono con prepotenza gravi sensi di colpa. Solidi rapporti ormai irrimediabilmente deteriorati, un abbandono crudele... Quattro storie vere incontrate durante l’esercizio della professione di psichiatra. “Sono voci, ma anche urla, a volte pianto o ancora silenzi brevemente interrotti”. Chi ci insegna ad ascoltare?

Paolo Crepet è un noto psichiatra, educatore, saggista, sociologo e opinionista italiano. Le sue argomentazioni in materia di genitorialità, metodologie educative, scambio generazionale e conflitto adolescenziale sono stimolanti, facilmente fruibili poiché espresse con un linguaggio chiaro, privo di sofisticati tecnicismi. La rivoluzione digitale apre nuove possibilità comunicative, sempre più immediate, moderne e multimediali. Sono cambiati gli scenari relazionali, laddove una maggiore sovraesposizione non equivale ad un’autentica condivisione. Solitudini. Memorie di assenze è il racconto di quattro storie. Testimonianze vere, intense e drammatiche, che non necessitano di nutrite spiegazioni per essere accolte e comprese nel senso profondo di cui sono portatrici. Sono esperienze vivide, proprio come un pizzicotto che ci sveglia dal torpore. Una narrazione che acquista valore solo se siamo capaci di trasformarla prima in autoriflessione, poi nell’assunzione di responsabilità. “Queste storie non consentono consolazione, né pretendono di insegnare. Non ostentano di sé, parlano in privato, richiedono complicità”. Paolo Crepet scrive di persone anestetizzate, solitudini diverse ma legate da quel profondo senso di angoscia che ci riguarda tutti. La paura dell’abbandono, originaria ed archetipica, concerne la natura umana, il nostro fisiologico bisogno d’appartenenza. Necessitiamo della relazione con l’altro per sopravvivere, per soddisfare il nostro primario desiderio di protezione. John Bowlby, medico e psicoanalista inglese, teorizzò l’attaccamento proprio come una motivazione intrinseca. La qualità dei legami con le principali figure d’attaccamento influenza dunque la nostra futura abilità sociale e l’intero mondo relazionale. Nessuno è autosufficiente come entità singola, eppure i valori promossi dall’esasperante individualismo occidentale così vogliono farci credere. Coltiviamo il mito dell’individuo performante, ancora più egoista e superficiale. Il paradosso dei ragazzi sempre più social e sempre più soli è ormai la regola. Genitori ed insegnanti, troppo distratti, sono figure di riferimento presenti nella loro quotidiana assenza. Una solitudine che genera così altra solitudine, in una pericolosa coazione a ripetere. Un circolo vizioso che può arrivare ad assumere forme pericolose e sintomatiche: autosvalutazione, disturbi alimentari, autolesionismo, aggressività, disregolazione emotiva, ritiro sociale, abuso di sostanze, sessualità precoce, disturbi d’ansia. La comunicazione empatica è una delle armi più efficaci contro la desertificazione relazionale. Mettersi nei panni dell’altro aiuta a sospendere il giudizio, avvicina le persone, consente di costruire rapporti significativi e di esercitare un briciolo di gentilezza verso gli altri e ancor prima verso noi stessi.