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Solo la pioggia

Solo la pioggia

Sono tre fratelli e si chiamano Ivano, Papele e Carmine. Sono diversissimi tra loro ma si vogliono un gran bene, il loro è un legame di sangue solido come l’acciaio. Hanno questa tradizione un po’ triste e un po’ allegra di ritrovarsi ogni anno solo loro tre in occasione dell’anniversario della morte del padre. Triste per la ricorrenza in sé, allegra per la piega che prende sempre la serata, scivolando in una lunghissima cena dove danno la stura a tutti i ricordi, gli aneddoti e le storie del loro passato familiare. A cucinare è Ivano, il creativo tra i tre: un mago tra i fornelli, meglio del ristorante, meglio delle mogli. Gli altri pensano a rifornire la cambusa, non sia mai che a qualcuno di loro venga in mente di finire la serata in posizione eretta. Tra un boccone e l’altro, un bicchiere e l’altro, ricordano il padre-patriarca. Il fondatore dell’impero edile oggi amministrato da loro, i fratelli Corona. Che sono conosciuti in città, ma anche temuti. I loro metodi, il loro posizionamento, è in quella zona grigia tra legale e illegale. Sanno fare affari ma sanno anche come mettere al loro posto chi ha la sventura di incrociargli la strada. Ognuno di loro ha un ruolo ben preciso. Carmine pianifica, Papele agisce. E Ivano? Lui per la verità è sempre stato un po’ ai margini, un po’ defilato. È l’unico ad avere studiato, per esempio, è l’unico a non avere preso moglie. Serba verso la famiglia un’alternanza di amore e distacco. Le ragioni sono molteplici e profonde. Ivano ha deciso che quella sera a cena, dopo aver onorato il padre e mentre fuori infuria una bufera come non se ne vedeva da tempo, le renderà note ai suoi fratelli...

Nel leggere Solo la pioggia di Andrej Longo si ha l’impressione di stare a teatro, ben comodo in prima fila ad assistere a una rappresentazione in interni. Il libro si sviluppa nell’arco temporale di una sola notte - quella della cena per l’anniversario della morte del padre - e in un solo ambiente, il salotto della casa di Ivano. Il mondo di fuori esiste solo in quanto evocato dall’eco del tremendo temporale che infuria dietro le finestre. Tuoni come bombe, lampi che imbiancano il cielo notturno. E poi la pioggia, solo la pioggia. Incessante e violenta, ostinata. Il libro decolla con calma ma poi si innalza verso vette altissime. Da una situazione iniziale di quiete e allegria si origina un’escalation di tensione dovuta principalmente alle rivelazioni di Ivano, alla sua volontà di addivenire finalmente un redde rationem con i suoi fratelli su argomenti che erano stati taciuti da troppo tempo. Solo la pioggia è uno di quei libri che - usando un vetusto cliché - si legge d’un fiato. Sia per una lunghezza non eccessiva sia per la capacità di Longo di catturare l’attenzione del lettore. La sua scrittura è originale e accattivante, il dialetto napoletano con cui contamina i dialoghi riesce familiare anche ai non partenopei. E poi la maestria con cui dosa i colpi di scena è semplicemente perfetta: un crescendo che diviene a un certo punto quasi intollerabile a meno che non si decida di girare ancora una pagina, e poi un’altra, fino all’arrivo della parola fine. Allora cala il sipario, ci si alza dalla comoda poltroncina e si va a cercare altro materiale di Andrej Longo, per acquietare un po’ il senso di nostalgia.