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Solo un giorno

Solo un giorno

Dopo il diploma all’istituto professionale, e aver pensato di seguire le orme del padre in sartoria, Scipione si è iscritto alla facoltà di Filosofia. Oggi è il suo giorno: la laurea. Quella mattina, ancora in dormiveglia, i suoi pensieri sono tetri: immagini di morte, di un impiccato che pende dal lampadario. Scipione ritarda il più possibile il momento di andare in facoltà, è lento nel vestirsi; poi, mentre sta per salire in sella al motorino, incontra Cecilia, la vicina che osserva ballare davanti allo specchio e che, proprio per questo, fa già parte della sua vita. La invita a salire con lui e ad andare via. Dove? Non si sa. A ogni fermata, qualcuno ricorda a Scipione quanto i genitori abbiano sacrificato per lui. Ora è il momento di dimostrare che è valsa la pena indebitarsi per pagare l’università. Arrivato in facoltà, Scipione aspetta, aspetta ancora. È l’ultimo. Ma quando finalmente si siede a discutere la tesi, nessuno sembra sapere chi è… “Lei qui non esiste” gli dicono. E Scipione non può che essere d’accordo, perché gli sembra di non esistere quasi da nessuna parte. Cosa dirà ai suoi genitori, che hanno posto tutte le loro aspettative su quel giovane uomo, non più così giovane, rivelatosi un sognatore, “il principe dei castelli in aria”? Scipione non può tornare a casa, dove lo attende una festa in cui non ci sarà nulla da festeggiare. Ma quel giorno non è ancora finito, anzi, sta per iniziare, e si dilata al punto da contenere futuri possibili…

La fine di un percorso di studi, per Scipione particolarmente lungo, dovrebbe segnare l’inizio di una vita da “adulto”, di uomo responsabile che sta con i piedi per terra, anzi, nel fango. In Solo un giorno Marco Lodoli gioca con questo momento liminale, mescolando presente e futuro, realtà e possibilità. Scipione si ferma proprio sulla soglia e la sua impotenza si esprime, paradossalmente, in un susseguirsi di incontri e spostamenti, alla fine dei quali sembra restare tutto uguale. Che ci si muova o si rimanga immobili, di fatto cambia poco: “Mi sembra che tutto può procedere senza di me e senza chiunque”, dice Scipione. Eppure, fingiamo tutti il contrario: Scipione finge di essersi laureato, il giovane del Mali finge di essersi fatto una vita in Europa. Si finge perché è difficile stare in un mondo che può portare alla follia se osservato con troppa attenzione: “guerre ovunque, crisi, miseria come sempre”, come dice sbrigativamente il notiziario. L’unica speranza sta forse nell’uccidere ciò che imbruttisce la vita: il denaro, i debiti, lo Zio Porco, che rispetta solo sé e i suoi soldi. Se quella parte muore, forse arriverà la libertà. Deve accadere qualcosa di bello: che qualcuno tiri fuori dal pantano il cavallo sprofondato in una voragine a piazza Vittorio, per esempio. Allora forse tutto può ancora succedere: laurearsi per davvero, sposarsi, mettere su famiglia. O no? Non lo sapremo mai. L’unica cosa certa è anche restando immobili, la vita ci viene addosso comunque.