Settima novella dell'ottava giornata del Decameron. Uno “scolaro” - così lo definisce Boccaccio - che ha appena concluso i propri studi a Parigi, è perdutamente innamorato di una bellissima vedova, la quale, per convincere della propria indifferenza alle sue attenzioni il proprio amante geloso, decide di prendersi gioco dello studente: lo invita a casa sua nella freddissima notte di Natale e poi lo lascia ad attendere fino al mattino chiuso in cortile, facendogli credere di essere ancora in compagnia del fratello, mentre i due amanti in casa al caldo ridono alle sue spalle. Il giovane però capisce la beffa e decide di vendicarsi... Canto ventiseiesimo dell’ Orlando Furioso di Ariosto. Protagonista è il bellissimo Astolfo, re dei Longobardi, in gara di bellezza con il fratello di un suo cavaliere, il quale, tradito dalla moglie, scopre che a sua volta anche il re è vittima dell’infedeltà della regina. I due, messa da parte la rivalità, decidono quindi di partire insieme per sedurre con la loro avvenenza il maggior numero possibile di mogli degli altri uomini... Capitolo ventuno de I promessi sposi. Lucia arriva al castello del temutissimo Innominato, che l’ha fatta rapire dal suo bravo Nibbio per don Rodrigo, il quale si è invaghito di lei e la vuole a tutti i costi, ed è accolta da una vecchia serva del castello. A sentire che il fedele sgherro ha provato compassione nel vederla, l’uomo è preso da curiosità e, nonostante abbia deciso di consegnarla l’indomani al signorotto, decide di farle visita. Al suo apparire, la giovane donna, ridotta completamente in suo potere, gli si getta ginocchioni davanti, lo guarda come se fosse un’immagine religiosa e si mostra pronta ad essere ammazzata...

Sono tredici gli autori che Francesco Piccolo ha scelto per “raccontare” gli uomini: Boccaccio, Ariosto, Manzoni, Verga, Imbriani, Nievo, Brancati, Svevo, Buzzati, Tomasi di Lampedusa, Bassani, Fenoglio e Starnone. Lo scopo è rispecchiare le caratteristiche proprie del maschile, quali, oltre alla vendicatività, alla competitività, alla prepotenza, già evidenziate, anche l’insicurezza, l’aggressività, la viltà, la vanità, la sottomissione al desiderio, la violenza, l’ossessività, la gelosia... “Non indirizzerò la lettura di questo libro verso una salvezza del lettore o, ai suoi occhi, dell’autore. Non si tratta di salvezza, ma di consapevolezza [...] Bisogna raccontare e raccontare e raccontare, a prescindere che lo si faccia con coscienza o no. Perché certi racconti di altri secoli, a vederli ora, hanno lucidità assoluta su quello che ancora succede”. L’autore si dimostra pessimista, in quanto non crede nel contributo dell’opera ad un cambiamento della situazione dei maschi: “Ci tengo però altrettanto a dire che dubito che gioverà al loro miglioramento. Perché è stato già dimostrato che una coscienza di come siamo ormai (su per giù) ce l’abbiamo [...]. Eppure non ci ha fatto migliorare; o forse sì, però solo in superficie; non nella sostanza”. Però poi, forse inconsapevolmente, apre uno spiraglio con la scelta del titolo, e infatti spiega che “è una frase tra quelle indimenticabili della letteratura italiana, ed è pronunciata da una donna, Lucia, nel punto più estremo dello sfinimento e dell’arrendevolezza. È come se fosse la sintesi di ciò che il maschio ha prodotto con la sua professione di forza fin dall’Iliade. Ma non è tutto: Lucia, con quella frase, ottiene una reazione positiva (buona) nel terrorizzante personaggio maschile dell’Innominato. È come se Manzoni dicesse che la forza femminile, la capacità di produrre un risultato, sia nella concessione totale, nella resa a quella forza che ha di fronte. È quindi una frase spaventosa, estrema, e lo è maggiormente per il fatto che innesca una salvezza”. E forse questa speranza riposta nel femminile e questa umiltà e coraggio “davanti allo specchio” possono realmente contribuire al cambiamento maschile.