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Sono felice, dove ho sbagliato?

Sono felice, dove ho sbagliato?

In una relazione, il pantano amoroso è uno stallo che può avere diverse tipologie. Fra queste, il “pantano della rivalsa” — ovvero di chi prende coscienza del fatto che l’uomo (il maschile è per ragioni puramente statistiche) a cui abbiamo sacrificato gli anni migliori è un qualunque stronzo che voleva solo tenersi l’amante e non ha mai avuto intenzione di farsi (o rifarsi: spesso è sposato) una vita con noi — è il più difficile da trattare. Perché chi si sente leso in un diritto, è convinto che anche il dolore abbia un prezzo e perciò chiede i danni. Tra le tante cause che un avvocato può accettare — un recupero crediti, un fallimento, un omicidio, un parafango ammaccato... — quella che riguarda il pantano della rivalsa occorre proprio cercarsela. Oppure, come succede all’avvocato Vincenzo Malinconico, essere legato sentimentalmente a qualcuno che i clienti con vocazione psicopatica li porta direttamente in studio. È appena tornato da un weekend al mare e non ha nemmeno cominciato a disfare i bagagli, quando Veronica, la sua compagna — che i bagagli li ha già disfatti e sta caricando la lavatrice — fa riferimento a tale Maria Egizia di cui gli avrebbe parlato in aereo. Ega, — un’amica d’infanzia, stessa spiaggia per anni ad agosto, capelli corvini, piena di lentiggini e sempre scalza — ha bisogno di un avvocato perché sta attraversando un momento difficile a causa di gravi problemi sentimentali: è impelagata in una relazione da cui non sa uscire e vorrebbe essere ricevuta in studio. Malinconico, che non prova il minimo interesse per le informazioni che la donna va snocciolando, non ne può più di quelli che vengono a chiedere consulti psicologici, buttandogli addosso i loro tormenti esistenziali: d’accordo, un avvocato deve empatizzare col dolore del cliente, ma vorrebbe essere interpellato anche per il lavoro che fa, qualche volta. Veronica, però, sa essere molto convincente...

Nel sesto romanzo con protagonista Vincenzo Malinconico, “l’avvocato delle cause perse ancor prima d’essere discusse", un gruppo eterogeneo di impelagati in relazioni più o meno clandestine — otto “psicopatici sentimentali” che si riuniscono due volte la settimana in un teatro, per sostenersi a vicenda —, è intenzionato a fondare una class action per fare causa ai partner, responsabili dello stato di infelicità in cui si trovano. A dare loro questa idea è stato, inconsapevolmente, lo stesso Malinconico, anche se è il primo a non vedere appigli per sostenere una causa simile. Inoltre, è piuttosto impegnato su diversi fronti familiari — la figlia Alagia aspetta un bambino, il figlio Alfredo ha perso fiducia nel suo primo cortometraggio — e si è accorto che un avanzo di galera — un “Joker dei poveri” per l’aspetto — ce l’ha con lui, senza avere la più pallida idea del motivo. Il suo socio, Benny Lacalamita, che si è invaghito di Maria Egizia, la leader del gruppo, vorrebbe invece entrare nel merito delle singole storie, partecipando agli incontri del gruppo per verificare l’eventuale rilevanza penalistica dei fatti. Anche questo nuovo romanzo dello scrittore napoletano Diego De Silva — dove non mancano colpi di scena, dialoghi esilaranti, argute riflessioni sui rapporti umani, su film e canzoni — è caratterizzato dall’umorismo e dalla sottile ironia del protagonista che, grazie alla sua “competenza sociale”, ovvero alla sua capacità di definire e di descrivere persone e situazioni sulla base di acute osservazioni comportamentali, dimostra una naturale disposizione non solo a cogliere le contraddizioni e le assurdità della vita, ma anche a risolvere i problemi più complessi e le situazioni più imbarazzanti.