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Sono nato dopo mio figlio

Sono nato dopo mio figlio

Marco Dell’Acqua è nato il 18 giugno del 1966 a Milano: sono gli anni delle manifestazioni, della lotta ai diritti, del cambiamento. I genitori sono separati, le classi dell’asilo sono miste, c’è un’aria di fermento e rivolta che il giovane respira a pieni polmoni. Marco è un ragazzo che ottiene sempre ottimi voti, cosa che lo rende ben visto dalle insegnanti “freak” della scuola Viarasori frequentata a tempo pieno, eppure non perde occasione per divertirsi e creare scompiglio: alle elementari si rompe il braccio per quattro volte, allaga il bagno, si diverte a imbrogliare il bidello suonando la campanella al suo posto e arriva agli esami finali, ancora una volta, con un gesso. Un’infanzia piena, di eventi positivi e negativi e che, proprio per questo, risulta ricca di emozioni e vissuti. Iscrivendosi più tardi ad uno dei licei scientifici più fighetti di Milano, Marco entra in un ambiente che fino ad allora non conosceva: case pazzesche, la passione per il Milan - che mai lo abbandonerà -, concerti e cortei. Tutta vita che si somma ad altra vita. Poi la laurea in Sociologia, il primo lavoro al Libraccio e la passione per la scrittura sempre più incombente, l’incontro con Ida e il primo viaggio con lei negli Stati Uniti. E sì, arriva anche il matrimonio nel 2003. Tutto sembra regolare fino a quando Marco dopo un controllo medico che, in realtà, non lo preoccupava poi molto, scopre cosa nasconde il suo corpo, una malattia che lo accompagnerà per molto tempo: mieloma stadio IIIB, un cancro del sangue...

Più che un romanzo è un vero e proprio reportage degli anni di malattia e di guarigione - perché sì, Marco Dell’Acqua è guarito e non è uno spoiler, lo afferma subito fin dalle primissime pagine - dal mieloma multiplo, un tumore del sangue che l’autore ha scoperto di avere a trentotto anni, appena sposato, con un buon lavoro, l’idea di creare una famiglia e una vita piena. Alcune pagine sono davvero difficili da leggere: gli aghi, i prelievi, le flebo e le trasfusioni sono descritte in maniera quasi chirurgica e non possono lasciare indifferenti. Tra l’altro, la commistione di eventi quasi opposti, Marco da una parte che lotta per la vita e una vita che effettivamente sta prendendo forma - il figlio Lorenzo - mette in risalto come la realtà non sia altro che un procedere di eventi a volte prevedibili e per la maggior parte non controllabili e come, a dispetto di tutti, del dolore stesso, della morte, della fatica, c’è sempre un mondo che va avanti e che spinge per dare continuità a sé stesso. Molto apprezzabile e coraggioso l’atteggiamento dell’autore che non si sforza di trovare spiegazioni di alcun genere alla sua guarigione totale - remissione completa del tumore - assegnando la responsabilità del suo lieto fine, oltre a staff di medici e sanitari altamente qualificati e umani, alla semplice buona sorte. Marco Dell’Acqua si rende testimone di una realtà purtroppo non così rara e che si è nutrita di due ingredienti fondamentali per essere affrontata: da un lato amicizie e affetti veri e dall’altro una scienza medica pronta e scrupolosa, operata a livelli altissimi.