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Sono tornato per te

Sono tornato per te

Marzo 1936. Il sabato mattina Cono ha il compito di vendere frutta e verdura in paese. Si tratta di nient’altro che un gruppo di case sulle pendici del Lagno, nel sud della Campania e ai confini con la Basilicata. Il giovane lascia la bici contro un muretto di pietra e chiama la signora Ada, che appena lo vede corre fuori e va a prendere il paniere. Cono ha ancora le spalle rivolte alla strada quando il suono di una voce gentile che gli rivolge il buongiorno lo fa sobbalzare. Si gira di scatto e da quel momento si rende conto di essere stato catturato da uno sguardo da cui non si libererà mai più. Sfila la coppola dalla testa, fa un passo indietro e urta con la schiena contro una serranda aperta a metà. La ragazza che lo ha salutato e che gli sta chiedendo un po’ di lattuga si chiama Serenella Pinto, ha quindici anni e, da questo preciso momento, occupa il maggior spazio possibile nel cuore di Cono e lì resterà per il resto dei giorni del ragazzo. Cono è un ragazzo serio e senza grilli per la testa. Ha studiato fino alla quinta elementare, ma non ha mai avuto un interesse particolare per la matematica o l’italiano. Lui ama da sempre la vita dei campi e impara fin da piccolo a dar da mangiare alle galline, a mungere le mucche e ora, che ha sedici anni compiuti, sa che il suo futuro è lì, tra quei campi di cui anche suo padre Giuseppe e sua madre Rosa si occupano. Cono è chiamato in paese “Galletta” perché è piuttosto vivace e impertinente. Fin da piccolo ha mostrato un’eccellente abilità nel menar cazzotti. Dalla madre, poi, ha ereditato la fermezza con cui pretende di essere rispettato; dal padre invece, ha preso la testardaggine e la pazienza. Come tutti gli altri contadini, anche Cono non porta mai rancore nei confronti della natura e, tra i contadini stessi, ha diversi amici, tra cui compare Gerardo, detto Cucozza a causa della sua testa pelata. L’uomo ha una cinquantina d’anni ma ne dimostra almeno venti in più, è secco come un chiodo e con lui Cono si è sempre divertito, fin da quando, da bambino, lo seguiva ovunque insieme a Miscillu, in figlio più piccolo di Gerardo, che era basso basso e che si è ammalato ai polmoni a dieci anni ed è morto in tre giorni...

Con il suo nuovo romanzo Lorenzo Marone – autore campano i cui libri sono stati tradotti in diciotto paesi e che dal 2018 è direttore artistico della fiera del libro di Napoli “Ricomincio dai libri” – accompagna il lettore in un viaggio indietro nel tempo: nell’epoca fascista di cui tanto già si è scritto, ma che ancora presenta aspetti non noti che meritano invece di essere raccontati. Cono Trezza – sedici anni e un futuro già scritto tra i campi di Vallo di Diano, un paesino tra Campania e Basilicata da cui il ragazzo non ha alcuna intenzione di allontanarsi – conosce Serenella, rimane folgorato dalla sua bellezza e dal suo carattere e, nonostante le parole di avvertimento di familiari e amici (Serenella è la figlia del fabbro del paese, socialista), non vuole sentire ragione: la ragazza diventerà la sua sposa. Ma il periodo storico è piuttosto complesso e il fascismo non risparmia i sogni del giovane Cono: impulsivo e geloso della fidanzata, il ragazzo dovrà vedersela con il figlio del podestà e, proprio per questo, verrà deportato. E la vita nel campo di concentramento diventa il perno intorno a cui ruota la parte più densa del romanzo, quella che racconta la disperazione e la tentazione di arrendersi, ma anche la ricerca di qualunque strategia possibile, purché si sopravviva. E la capacità di tirar pugni diventa elemento che fa la differenza: Cono riesce a crearsi una “posizione” all’interno del campo di concentramento, perché il pugilato è un’attività sportiva che piace al duce e al regime fascista. Avere muscoli ben definiti è un ottimo biglietto da visita per il classico rappresentante della razza ariana e Cono deve sfruttare questa sua abilità, anche se è necessario mantenere in ogni momento i nervi saldi e la mente concentrata: non può vendicarsi del nemico attraverso lo sport, neppure a livello simbolico, anche se ciò rappresenterebbe una fantastica opportunità per dare soddisfazione ad altri giovani che, come lui, subiscono un’ingiusta deportazione. L’amore per Serenella e il rapporto di amicizia ed empatia che si crea con altri personaggi che vivono la stessa esperienza di Cono sono i pilastri che sorreggono il giovane quando le forze scarseggiano e le speranze sono ridotte a un fievole lumicino. Una storia avvincente, un intreccio narrativo molto ben strutturato, capace di raccontare da un punto di vista diverso e originale un momento storico difficile e drammatico. Personaggi che si insinuano nell’immaginario del lettore e lì restano, come amici di vecchia data che, ogni volta in cui raccontano la loro storia, mostrano l’immensa grandezza spesso celata nelle piccole cose.