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Sopruso: istruzioni per l’uso

Sopruso: istruzioni per l’uso

Un dottore che sbuffando ed alterandosi urla ad un paziente terrorizzato in mutande sul freddo tavolo di un ambulatorio medico: potrebbe essere l’incipit di un romanzo o di uno sketch comico, è invece l’immagine più chiara e lampante di chi veste i panni del borioso e spietato prepotente e di chi invece subisce un sopruso, anzi il sopruso. È la stessa iconografia che ritroviamo nella storiella del lupo e dell’agnello, quella che abbiamo imparato dalla fiaba di Fedro che meglio di tutte ha impresso nel nostro immaginario la plasticità ed il senso del sopruso: il predatore arrogante, protervo, in alto, incombente, sulla vittima. Il primo sgraziato, rabbioso, maleducato; il secondo invece gentile, smarrito, spiazzato da quella violenza. Ma ci sono tanti modi diversi di dominare la gentilezza degli altri: lo fanno gli Hare Krishna quando con le loro musiche ed i loro canti monocordi occupano il nostro spazio uditivo, occupano il nostro spazio fisico, ci impongono la loro presenza. Ci sono poi modi più eclatanti: una rapina in banca o il rispetto della fila alla posta. Su un confine molto sottile fra lecito e sgradito, in modo molto puntuale, siamo esposti tutti i giorni ad un difficile equilibrio con chi abbiamo di fronte, e molto spesso questo equilibrio si rompe a favore di qualcuno che si prende tutto con rabbia, soprattutto la nostra tranquillità e la nostra gentilezza, infierendo su di noi con vessazioni e con quel piacere sottile che prova chi pensa di avere una posizione più alta nella scala della vita. È una battaglia quotidiana con l’altro, quella del prossimo con il prossimo che non rispetta il suo prossimo, una battaglia che a volte ci vede vincitori ed a volte invece vittime...

Valerio Magrelli è molto di più di un poeta, di un saggista e di un narratore: è sicuramente anche un fine umorista, capace di “stressare” le situazioni quotidiane per cercare interpretazioni e letture diverse dal senso comune. Va a fondo pur rimanendo sempre in superficie, va a fondo raccontando le increspature di quella superficie a volte troppo nitida e banale. Nel suo saggio sul Sopruso Magrelli cerca di ricostruire l’archetipo sociale dell’etologia del sopruso, definendo con cura le figure del predatore e, per converso, del soccombente: in questa genealogia di prototipi umani riportati senza un preciso ordine cronologico e spaziale, l’indagine si arricchisce e si affina grazie alla paziente cura nel mettere insieme tracce socio-linguistiche, a dimostrazione che nelle radici delle parole si trova non solo il senso filologicamente ed etimologicamente corretto di un termine, ma anche la storia di chi lo ha usato. La ricerca, pur brillante, non indulge in leziosità, anche se si arena a volte in un chiaro atteggiamento di autocompiacimento. Lettura agile e profonda allo stesso tempo, breve ma enciclopedica.