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Sott’acqua

Sott’acqua

La mamma di Luca muore. Tutto ciò che lui riesce a vedere è una barella ricoperta da un telo. Luca non accetta quella verità, e si convince di essere diventato un pesce. Così smette di parlare, prende un quaderno e una penna, prepara uno zainetto e scappa di casa nel tentativo di ritrovare la madre, di certo tornata al “borgo” di cui parlava sempre. Nel bosco incontra un gruppo di nomadi che lo portano nel loro accampamento, da cui Luca riesce con facilità a fuggire, proseguendo il suo viaggio fino ad arrivare a casa di Anselmo, un uomo che cercherà di aiutarlo e di comprendere la sua storia pur senza riuscirci, e da cui Luca scapperà ancora. Da qui, stanco e affamato, sempre chiuso nel suo silenzio e comunicando con brevi frasi scritte, si rifugia in un fast-food, dove riesce a mangiare qualcosa fingendo di accompagnarsi ad alcune donne che parlano francese e poi, una volta fuori, si unisce a un gruppo di ragazzini di strada che gli insegneranno come ripararsi dal freddo con i fogli di giornale e col vino, come racimolare qualche soldo, e gli mostreranno cos’è la droga. Ma soprattutto, lo aiuteranno a trovare la stazione e il binario da cui passa il treno per raggiungere il “borgo”. Così Luca affronta il viaggio, sempre più stanco, sporco, malandato; una volta a destinazione, troverà in un bar un elenco telefonico e da lì si metterà sulle tracce delle persone che portano il cognome di sua madre, con metodicità, bussando a tutte le porte. Fin quando, proprio nel momento in cui la speranza lo abbandona, l’incontro con Guido lo condurrà a riaffiorare dall’acqua...

Francesco Borrasso, già autore di Storia dei miei fantasmi (Caffèorchidea, 2017), ci prende per mano e ci conduce passo passo lungo il viaggio immaginifico di Luca. Luca non riesce a credere alle parole di suo padre: “la mamma è morta”. Non può crederci: lei stessa aveva promesso che nessuno di loro sarebbe mai morto, e “una promessa è una promessa”. Così Luca si immerge letteralmente nel suo dolore, trasformandolo in acqua, e in quell’acqua dove ogni suono è attutito può muoversi senza parlare, chiudendosi nel silenzio del suo trauma e del suo dolore. I luoghi che attraversa e le persone che incontra sono proiezioni di un percorso interiore fatto di ricordi, emozioni e riflessioni che lo condurrà lentamente verso la scoperta di sé, di una nuova consapevolezza verso la vita e verso gli affetti. E l’incontro con Guido rappresenterà il culmine di questo percorso: Guido, a sua volta colpito dalla perdita, riconosce in lui “un lutto che ha la forma di un bambino che dice di essere un pesce”, e lo aiuterà a capire che il dolore può avere molte forme diverse, che il nero può essere trasformato in bianco, e che l’amore va oltre le promesse non mantenute.