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Sotto la pelle – La mia autobiografia 1919-1962

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Londra, 1918. Emily McVeagh è una giovane infermiera, indipendente e volitiva, la perfetta “donna moderna” dell’epoca. Alfred Tayler è un reduce di guerra che ha perso la gamba in trincea, soffre di depressione ed è profondamente segnato dai traumi subiti. I due si incontrano tra le corsie di un ospedale, si innamorano e decidono di sposarsi. Lui vuole abbandonare l’Inghilterra, paese che non perdonerà mai per aver tradito gli ideali patriottici con una guerra estenuante e disastrosa. Lei ha trentacinque anni ed è dilaniata dalla scelta tra la famiglia e la carriera in una professione che ama. Emily finisce per cedere e si trasferisce con il marito a Kermanshah, in Iran, dove vedrà la luce la prima figlia, Doris. La bambina sopravvive a un parto difficile che le lascia per giorni il visetto marchiato dal forcipe e, una volta adulta, si chiederà spesso se una nascita così traumatica abbia segnato il proprio temperamento. Doris conserva solo alcuni nebulosi ricordi dei primi anni in Persia: montagne innevate, colori sgargianti e profumi intensi. Non ha il tempo di fissare il paesaggio nella memoria perché si trasferisce con la famiglia nella Rhodesia del sud, attuale Zimbabwe, regione africana colonizzata dagli inglesi. Qui Alfred spera di realizzare il sogno di diventare un agricoltore ma affronta la realtà di un territorio impervio, non ancora domato dalla modernità. I Tayler conoscono la povertà e gli stenti ma, in compenso, Doris e il fratellino Harry trascorrono l’infanzia in una natura incontaminata, sbirciando gli animali della savana, ricorrendosi nella foresta e ammirando tramonti infuocati. “L’Africa ti insegna che l’uomo è una piccola creatura, in mezzo a tante creature, in un grande panorama”…

Doris Lessing ha vinto il premio Nobel per la letteratura nel 2007, in quanto “ha messo sotto esame una civiltà divisa, con passione e potere visionario”. La sua autobiografia, Sotto la pelle, è considerata una delle più significative del Novecento per lo stile innovativo, realistico e immediato. Lessing continua ad avvicinane e allontanare la visuale: dapprima descrivendo nel dettaglio esperienze e paesaggi per poi fare considerazioni, di grande profondità e acume, sull’esperienza umana nella sua totalità. Ad esempio, dopo aver raccontato alcuni episodi della propria infanzia, riflette su come “alcune pressioni psicologiche, persino alcune di quelle esercitate a fin di bene, producano danni al pari delle ferite fisiche”. Il volume è diviso in due parti: la prima comincia con la storia dei genitori Emily e Alfred per poi abbracciare i primi trent’anni della sua vita, la maggior parte dei quali trascorsi in Africa; la seconda racconta il trasferimento a Londra da donna divorziata e progressista. Lessing apre il racconto di sé con una dichiarazione di intenti: “perché un’autobiografia? Per autodifesa: perché in ogni caso le biografie si scrivono”. La scrittrice è già una figura nota e sa che diversi biografi sono all’opera per raccontare la sua storia. Vuole dunque rivendicarla, prenderne il controllo. Scrivendo, però, si rende conto che una biografia serve anche a riflettere sul passato e rielaborare le esperienze dolorose, come il rapporto conflittuale e tormentato con la madre Emily. Dai ricordi di Lessing, infine, emerge uno spaccato della società del ‘900 in drammatici momenti di transizione: i conflitti mondiali, l’emergere della contestazione razziale in Africa e lo sgretolarsi del colonialismo inglese. Leggere Sotto la pelle significa immergersi nella sensibilità di una donna fuori dal comune, capace di scavare a fondo nel proprio animo e di osservare la realtà da una prospettiva inedita per il suo tempo.