Può una macchina essere più intelligente di un essere umano? Questa domanda, ormai epocale, potrebbe ricevere un responso a breve. Dopo tanto discorrere sul piano della teoria, inoltre, la risposta sarà un esempio, lampante, evidente, capace di sbaragliare i pregiudizi umanocentrici e le naturali resistenze. E capace di superare anche i limiti stessi di quel dubbio: una macchina potrà persino superare i limiti del nostro cervello. Potrà, cioè, essere sovrumana, trascendere i limiti umani. Del resto, già Turing, padre dell’A.I., nel 1950 aveva predetto il superamento delle “nostre deboli capacità”. Tutto sta nel definire con esattezza l’intelligenza. Presto detto: è la capacità di affrontare e risolvere un compito. Ma le abilità dell’uomo non sono infinite. Non sappiamo, per esempio, leggere e decodificare un codice a barra, pur avendolo inventato. Sì, proviamo infinite emozioni, sentiamo con il corpo, con i sensi, abbiamo una coscienza e quel fantastico superpotere che è il libero arbitrio - nessuno di noi si sente una macchina. Eppure, queste prerogative non rientrano nel concetto stretto di intelligenza. In ambito artificiale, invece, abbiamo oggi a che fare con almeno tre tipi di intelligenza. ANI: Artificial Narrow Intelligence, specializzata, diretta all’obiettivo, che sia vincere una partita a Go o leggere un’immagine diagnostica. AGI: Artificial General Inteligence, sono modelli di linguaggio che eseguono calcoli complessi e ce li spiegano dialogando nella nostra lingua, suggerendoci soluzioni, progredendo giorno dopo giorno (non abbiamo ancor visto il modello definitivo di AGI). ASI: Artificial Super Intelligence, è l’ipotesi di una forma realmente sovrumana di mente che sa essere creativa e razionale, che tutto sa e tutto risolve…

Con la consueta chiarezza e con la capacità di osservare da angolature meno scontate, Nello Cristianini prosegue il suo viaggio divulgativo là dove l’intelligenza dell’uomo si incontra e si scontra con quella artificiale. Le prime due tappe La scorciatoia e Machina sapiens si arricchiscono così per diventare una “trilogia sulla nuova era delle macchine pensanti”. E con l’esplorazione degli ambiti cognitivi in cui gli algoritmi, le reti neurali e i modelli di linguaggio non umano possono essere definiti sovrumani, al di là delle limitate capacità dell’uomo. Come? L’autore, docente di Intelligenza Artificiale all’Università di Bath, lo mostra con storie, resoconti di esperimenti, studi, e molti punti interrogativi che aprono uno spiraglio verso il futuro. Ed ecco quello che lo stesso autore presenta come “viaggio scientifico che ci pone domande umanistiche”. Scopriremo, sfida dopo sfida, come sono nati il riconoscimento visivo, la differenza tra ragionare e pianificare e quanto sia difficile ma necessario misurare l’intelligenza.