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Spalancare gli occhi sul mondo

Spalancare gli occhi sul mondo

L’universo fantastico ed estetico di Leopardi è costellato di ripensamenti, correzioni, riprese. È un universo policentrico, in cui determinati temi e motivi si presentano, si occultano, ed infine riaffiorano con mutato vigore a distanza di molti anni. In principio ci sono le opere giovanili, in cui Leopardi si confronta con il dorato mondo degli antichi, a rivelarne il fascino ma anche gli errori. E da lì si parte per il viaggio affascinante che tocca un primo vertice nel 1819, l’anno in cui il poeta compone l’Infinito. Si tratta di un momento cruciale, che letteralmente taglia in due la sua produzione letteraria. Dopo di esso irrompono le grandi Canzoni, innervate da una vigorosa concezione filosofica. Se prima c’è la condizione estatica di immersione nella Natura, subito dopo affiora, prepotente, l’opzione razionale. Il Vero si staglia così sullo sfondo dei grandi Idilli. E al racconto dell’infinito subentra lo struggente, e simbolico, colloquio con la luna. Con questo grande occhio cosmico a cui il poeta-filosofo si volge ripetutamente, cercando un’impossibile complicità. Perché il peso del dolore esistenziale si acuisce nelle atmosfere notturne, quando pure è propizio il tempo per quelle ricordanze che rendono meno amara la vita. Poi irrompe la stagione filosofica, in cui al poeta subentra il lucido pensatore che dismette tutte le illusioni. Fino all’amara apoteosi celebrata all’ombra del Vesuvio…

Marco Antonio Bazzocchi, docente di Letteratura italiana moderna all’università di Bologna, ha scelto di confrontarsi con la titanica figura di Leopardi proponendo dieci lezioni in cui, con un tono talvolta colloquiale, evitando cioè accuratamente le secche e i riti di certo logoro accademismo, l’opera del recanatese è scandagliata per intero. La frammentazione, cioè, è soltanto apparente: tutto si tiene. E ciascuna lezione è come la tessera di un mosaico che si deve saldare con il resto. Ne viene fuori l’immagine di uno scrittore (ed intellettuale) dall’acutissima consapevolezza, che leviga e cesella i suoi versi, così some la sua prosa; che sa battere nuove vie e anticipare in maniera sorprendente ciò che è di là da venire. Merito di Bazzocchi è anzitutto quello di condurre per mano il lettore in questo intricato labirinto, aiutandolo a cogliere certe sottigliezze che possono sfuggire ad una lettura superficiale. Peraltro, calibrando in maniera equilibrata l’analisi critica con la contestualizzazione di ampio respiro. Sempre ponendo al centro della sua riflessione i testi di Leopardi. Il che non è affatto scontato, se si pensa all’ipertrofica produzione critica fiorita intorno all’opera leopardiana. E se si considera che spesso sono state proposte certezze granitiche alle quali lo studioso contrappone un approccio aperto e problematico. Anche ponendo domande e seminando dubbi che, paradossalmente, giovano a rendere sempre vitale la figura del grande poeta.