Una leggenda metropolitana racconta che, durante la sanguinosa guerra degli Stati Uniti in Vietnam, un cittadino era solito manifestare almeno un giorno alla settimana a Washington, davanti alla Casa Bianca. Una volta un giornalista gli si avvicinò e gli domandò un po’ ironicamente: “Lei pensa davvero che stando qui cambierà il mondo?”. L’uomo rispose con tono sorpreso: “Cambiare il mondo? Ovviamente no! Io voglio solo essere sicuro che il mondo non cambi me”. David Grossman racconta questo aneddoto ogni volta che gli si chiede perché da decenni si ostini a parlare e scrivere della necessità di arrivare a una pace tra Israele e i suoi vicini. Sente però anche che la risposta di quel saggio cittadino americano non sia la più corretta per la sua visione del mondo. Di certo l’autore non vuole che la difficile realtà in cui vive lo cambi. Nessuna persona di buon senso vorrebbe diventare il “prodotto” di una realtà tanto distorta e vittima dell’odio. La sua risposta però al cinico giornalista sarebbe che, malgrado l’attuale situazione e tutte le vicissitudini della sua vita contraddicano la speranza, la pace tra lo stato ebraico e i suoi confinanti, in particolare i palestinesi, non solo sia possibile ma essenziale per entrambe le parti…

Quella di David Grossman è una figura con una statura internazionale, è molto più che i suoi romanzi. I suoi saggi e i suoi vari interventi sulla letteratura, la politica e la società israeliana sono un punto di riferimento fondamentale per tutti coloro che vogliono comprendere a fondo la complessa realtà mediorientale. Una delle sue frasi ricorrenti è che “la situazione è troppo disperata per lasciarla ai disperati”. La sua realtà personale è legata a doppio filo con la situazione politica del suo paese d’origine. In questa raccolta di saggi e di discorsi, l’autore analizza la situazione attuale di Israele cinquant’anni dopo la Guerra dei Sei Giorni e le difficoltà politiche che spesso rappresentano l’ostacolo principale al processo di pace. Vengono trattati anche altri temi collaterali come l’abbandono della letteratura nell’era post-fattuale o il mondo al tempo del Covid. Non dimenticando mai gli episodi della sua vita privata. Grossman difende con passione i valori della libertà e dell’indipendenza personale, criticando il disfattismo e il disimpegno, soprattutto alla luce degli eventi attuali che stanno cambiando il mondo.