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Spazi sospesi

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Un sogno strano - di quelli che lasciano un senso di indefinibile turbamento ma non si ricordano con esattezza - la sveglia prima del solito. In cucina trova la madre che guarda la televisione mentre stira. Nonostante non faccia niente è stanca, sempre, senza stimoli. Forse dovrebbe mettersi a dieta, anche se ci ha già provato tante volte… È tutto pronto per il suo arrivo, la casa è pulita a regola d’arte, l’insalata è sul tavolo, la luce che entra fioca dalla finestra riflette il marmo lucido della cucina, l’aria che profuma di mare entra lieve. Arriverà tra poco, niente può essere fuori posto. Finalmente, dopo tanto tempo che non lo vede, tre mesi che sembrano infiniti, la distanza spezzata da qualche telefonata che si fa sempre più rada… Dopo la consueta lezione di yoga del mercoledì, si ferma a bere il solito centrifugato salutare in un bar alla moda insieme all’amica Moira, che le racconta che da qualche settimana, per giorni, nella casa di fronte alla sua, un uomo nudo di notte rimaneva in piedi davanti alla finestra, come a guardare verso la casa di fronte. L’ha scoperto per caso, una notte che si è svegliata convinta che qualcuno la stesse fissando, dietro la tenda della camera da letto… Per un attimo, ha avuto un pensiero forte, potente e imbarazzante: “Vorrei rapire quel bambino”. Assorta nella lettura di un libro noioso in spiaggia, vede una coppia che si siede poco lontano, lui sovrappeso, tutto tatuato e con gioielli vistosi, lei truccata da sera, con un costume fluo e un pareo leopardato. Hanno un bimbo con sé, il figlio di lui, una presenza fastidiosa per i due innamorati, che hanno altri progetti per la serata… Come ogni mercoledì, giorno in cui suo padre va al porto ad aiutare un amico, si ferma a fare colazione dalla madre, prima di andare al lavoro. La casa dove è cresciuta, il profumo del caffè mentre sale nella moka. Parole profonde dette all’interno di conversazioni più semplici, quotidiane. “Ricordati che l’amore non basta”…

Docente in Fashion & Textile Design presso Naba e fondatore del brand A-lab Milano, Alessandro Biasi esordisce nella scrittura con Spazi sospesi, una serie di undici racconti, tutti con una donna come protagonista. Donne senza nome e senza volto. Tutti i racconti, infatti, non narrano di vicende che il lettore percepisce come speciali o diverse: queste donne vengono proprio ritratte in momenti della loro vita di tutti i giorni, insieme alle emozioni, ai tormenti, alle difficoltà e ai pensieri che potrebbero essere gli stessi di molte altre, anche degli stessi lettori. Non si tratta di storie reali o di fatti veramente accaduti; tuttavia, Biasi inserisce alcuni ricordi o esperienze all’interno dei racconti, per darne ancora più veridicità o un senso di universalità che rende il lettore parte integrante della storia. Un ritrovarsi in queste storie di normalità anche se non le si ha ancora vissute perché sono proprio spaccati di vita reale, bisogni comuni, sentimenti che possono interessare qualsiasi essere umano. Ogni racconto ha poi uno spazio sospeso, o spazio bianco, un luogo di attesa, una fine che non è una conclusione, una sospensione che non lascia intendere se il conflitto emotivo o la situazione spinosa del racconto verrà risolta oppure si intensificherà, se l’epilogo è quello che tutti si aspettano oppure se il colpo di scena è dietro l’angolo, se la protagonista tornerà alla sua vita di sempre oppure riuscirà a dare una svolta alla sua storia. I racconti tra loro non hanno un collegamento, non seguono un ordine o una consecutio logica, trattano di temi diversi tra loro ma molto attuali: la depressione e il rapporto conflittuale con il cibo; l’apparenza e i filtri sui social network; genitori che sembrano adolescenti, più interessati alle notifiche o ai nuovi amori che ai figli; la delusione dell’abbandono; la violenza domestica; solo per citarne alcuni. Ogni capitolo è introdotto da una citazione che, insieme al titolo, fa intuire l’argomento del racconto. All’inizio del libro, una citazione di Lucia Berlin tratta da Evening in Paradise, che cattura esattamente lo spirito della narrazione scrivendo di “momenti mancati”, quei gesti o parole che potrebbero cambiare tutto, che portano dentro di sé una trasformazione potente, ma non si compiono mai. La copertina è evocativa, di attesa, di sguardo altrove, di sospensione. Appunto.