Chi ha ucciso Laura Palmer? Tornare a Twin Peaks trent’anni dopo

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Il 9 gennaio 1991 anche in Italia si sta per scrivere la storia della televisione. Chiaramente gli spettatori di Canale 5 non lo sanno, ma ciò che stanno per vedere segnerà una radicale mutazione nel concepimento e nell’elaborazione del serial televisivo che, da quel momento in poi, non sarà più lo stesso. In quella data, risalente a ormai trent’anni fa, viene mandato in onda I segreti di Twin Peaks, una serie TV creata nientemeno che da David Lynch, già allora apprezzatissimo e premiato cineasta reduce dalle trasposizioni cinematografiche di Cuore selvaggio, primo capitolo della saga neo-noir dello scrittore americano Barry Gifford e Dune, capolavoro fantascientifico di Frank Herbert.




Il regista originario di Missoula, che proprio pochi giorni fa ha spento settantacinque candeline, in questa pazza idea partorita in collaborazione con il poliedrico Mark Frost, mette in scena un serial che abbraccia diversi generi, facendoli coesistere tra loro mediante una trama solida che si regge soprattutto sul mistero principale, divenuto poi una vera e propria frase tormentone: “Chi ha ucciso Laura Palmer?”. Eh sì, perché è proprio dal rinvenimento del cadavere di questa giovane, trovata brutalmente uccisa e avvolta in un sacco di plastica, che si mette in moto l’universo creativo di Lynch e Frost, i quali riescono a confezionare un prodotto che al suo interno fa convivere sapientemente emozioni forti come quelle regalate dal giallo e dall’horror, a momenti più spensierati e leggeri, legati a una comicità surreale. Personalmente ritengo che Twin Peaks, oltre al suo valore paradigmatico, sia di un caso più unico che raro di contenitore che al suo interno riesce a racchiudere in egual misura e con sempre elevatissimo livello qualitativo, le dinamiche dei serial televisivi tipici degli anni ’70-’80 (intrighi amorosi, faide familiari, indagini poliziesche) con un nuovo modo di fare televisione, proiettato al futuro e al dare al prodotto TV una “dignità” cinematografica (cosa che, effettivamente, è avvenuta circa vent’anni dopo con le varie piattaforme di intrattenimento). C’è pertanto un prima e un dopo Twin Peaks, una serie che è tanto figlia di Dallas quanto madre di X-Files, tanto per citare due fra i prodotti televisivi più famosi di sempre.

Il successo di critica e pubblico fu unanime, con picchi di ascolto mai registrati prima, almeno fino alla chiusura dell’indagine sull’omicidio di Laura Palmer. Da lì in poi le cose cambieranno e il serial, dopo aver annaspato per qualche puntata, ritroverà brillantezza con altre trame e sottotrame virando verso una dimensione decisamente più soprannaturale, ma le regole dello show-biz sono chiare: se gli ascolti calano vertiginosamente bisogna chiudere la baracca e tanti saluti alla qualità. Lynch, solitamente restio a parlare in pubblico dei suoi progetti, dirà che avrebbe voluto far durare il “mistero Laura Palmer” fino alla fine, ma le esigenze dell’emittente televisiva – la ABC – erano diverse. Questo ha portato a un progressivo disinteresse per il prodotto da parte del suo creatore, che tornerà dietro la macchina da presa solo per girare la conclusione forzata della serie storica (andata in onda praticamente in contemporanea tra noi e gli USA, l’11 giugno 1991), un episodio criptico e divisivo che lascia aperte più porte di quante non ne abbia provate a chiudere. I fan rimangono sconcertati, e nemmeno il film Fuoco cammina con me, sorta di prequel diretto dallo stesso Lynch nel 1992 o i due libri usciti per sfruttare l’hype della serie (Il diario segreto di Laura Palmer e L’autobiografia dell’agente speciale Dale Cooper), servono a fare chiarezza sui tanti, troppi misteri irrisolti. Il dopo-Twin Peaks sembra quindi un tabù, ma la fiamma che arde nel cuore dei fans è indomabile e i tentativi di spiegazione si moltiplicano, basti guardare all’ottimo lavoro di Roberto Manzocco Twin Peaks - David Lynch e la filosofia, in cui l’autore risulta persuasivo e convincente nell’avanzare le proprie tesi sui tanti punti inspiegabili del serial. Attorno a Twin Peaks il silenzio continua a regnare sovrano, ma il proliferare delle community online, l’organizzazione di eventi a tema e una nuova passione per il merchandising vintage hanno fatto in modo che l’interesse attorno a questo mondo magico non si esaurisse mai. Nel frattempo Lynch, sicuramente scottato dall’esperienza televisiva, si è gettato a capofitto in molti altri progetti cinematografici e musicali, mostrando ripetutamente un’anima multitasking ben fotografata da Stefano Brenna nel suo A letto con David. L’arte di questo regista infatti non è mai banale e, come da lui stesso raccontato nei rapsodici memoir Lo spazio dei sogni e In acque profonde, non segue percorsi lineari, basandosi sulle suggestioni di un momento, di una visione, di un sogno filtrate attraverso la lente di una serenità interiore raggiungibile attraverso la meditazione trascendentale.

Infine, il colpo di scena. Il 6 ottobre 2014 viene annunciata la produzione di una nuova serie di 9 episodi prevista per il 2016. Lynch rincara la dose estendendo il girato per un totale di 18 episodi e posticipandone l’uscita al 21 maggio 2017. A mandare in visibilio i fan basta già l’annuncio, e l’interesse si rianima più forte che mai, dando vita a una seconda ondata di merchandising e alla pubblicazione di nuovi prodotti editoriali tra i quali si distinguono Da Twin Peaks a Twin Peaks di Andrea Parlangeli, agile vademecum sull’intera filmografia di Lynch e Twinology di Marco Zoppas, che ripercorre storia e suggestioni dello storico serial facendo luce anche sulle influenze cinematografiche e letterarie che hanno portato alla sua creazione. Il ritorno a Twin Peaks diventa quindi realtà a circa venticinque anni – data di culto per i fan affezionati – dalla frettolosa e obbligata chiusura dei giochi voluta dalla ABC. Il nuovo progetto, intitolato semplicemente Twin Peaks (noto anche come Twin Peaks - The return), è opera lynchana al 100%, con ritmi compassati e con la dimensione onirico-surreale che si prende prepotentemente la scena. Leggibile come sempre a diversi livelli, è una sorta di gigantesco film di 18 ore che entra di diritto fra le opere più riuscite ma anche più criptiche dell’intera produzione del cineasta statunitense, avvicinandosi per suggestioni a Inland Empire e Strade perdute. Inutile dire che affidare alla mente capricciosa e anarchica di Lynch il dare spiegazioni sui misteri irrisolti della serie “storica” è abbastanza inutile, pertanto il suo sodale Mark Frost si è dovuto rimboccare le maniche, prendendo in mano carta e penna e vergando di proprio pugno ben due libri, dove in linea di massima riesce a chiudere il cerchio di alcune sottotrame trascurate dal nuovo serial. Con Le vite segrete di Twin Peaks, Frost affronta le origini dei misteri della cittadina, destreggiandosi sapientemente tra entità sconosciute, complotti governativi e avvenimenti reali, mentre con Twin Peaks - Il dossier finale prende di petto il silenzio degli ultimi venticinque anni, raccontando dettagliatamente cosa è accaduto a molti personaggi tra quel fatidico ultimo episodio e il nuovo corso inaugurato da questa serie evento.

A distanza di 30 anni Twin Peaks mantiene il suo solido zoccolo duro di fan e affascina le nuove generazioni cresciute a pane e Netflix, dimostrando ancora una volta, come se ce ne fosse bisogno, che il regista di capolavori come Elephant man e Velluto blu avrà senz’altro un posto garantito tra i grandi della storia del cinema mondiale.



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