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Giacomo Leopardi, la stella oscura

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Giacomo Leopardi, nato il 29 giugno 1798 a Recanati, una piccola città collinare dell’allora Stato Pontificio, è uno dei poeti e filosofi più venerati d’Italia. La vita di Leopardi, caratterizzata dai suoi profondi contributi letterari e dalle sue lotte personali, incarna l’essenza della disperazione romantica e dell’esplorazione esistenziale, rendendolo una figura chiave nel panorama della letteratura europea del XIX secolo.



Leopardi nacque in una famiglia nobile ma austera, dominata dalla rigidità di suo padre, il conte Monaldo Leopardi, e dalla natura malinconica di sua madre, la marchesa Adelaide Antici Mattei. Per decisione unilaterale del padre il piccolo Giacomo non fu allattato dalla madre, ma da una balia, Maria Patrizi Rovello, che ricevette come ricompensa un fazzoletto di terra. “E il rapporto con Adelaide non fu, sin dai primi mesi, dei più intensi ed effusivi. Lei era piuttosto fredda, senza grandi chance emotive. Si realizzava soprattutto nel tenere ogni cosa sotto controllo, nell’essere superattiva come vero centro motore di tutta la casa”, scrive Renato Minore. I primi anni del poeta furono contrassegnati da un’educazione classica rigorosa, personalmente supervisionata dal padre. Ossessionato dalla tragica sorte di alcuni fanciulli suoi concittadini morti in tenera età, “senza avere il tempo di farsi conoscere al mondo”, Giacomo divenne uno studente precocissimo e brillante: si applicava con passione, rigore e determinazione e veniva additato dal padre come esempio tra parenti e amici. Questo periodo di intenso studio gettò le basi per la prodigiosa conoscenza dei classici di Leopardi e iniziò a plasmare le sue indagini filosofiche. Nonostante il vigore intellettuale della sua giovinezza, la salute di Leopardi iniziò a deteriorarsi anche a causa della sua incessante devozione alla lettura, portando a disturbi fisici che lo avrebbero afflitto per il resto della sua vita.

La carriera letteraria di Leopardi iniziò presto, con la sua prima opera pubblicata, una storia dell’astronomia, nel 1813, quando aveva appena quindici anni. Tuttavia, fu durante gli anni Venti del XIX secolo che Leopardi produsse alcune delle sue opere più celebrate, inclusi i Canti, una raccolta di poesie che fissano la sua disperazione filosofica attraverso riflessioni esistenziali sulla condizione umana. La sua poesia, caratterizzata da una chiarezza classica e da profonda introspezione, esplora temi come la natura, l’amore e la solitudine, riflettendo spesso i propri sentimenti di isolamento e disillusione nei confronti del mondo. Parallelamente ai suoi sforzi poetici, Leopardi si dedicò a estesi scritti filosofici, in particolare nel suo Zibaldone, un vasto diario di pensieri, riflessioni e saggi critici. Pubblicato postumo, questo libro-mondo fornisce uno sguardo sull’evoluzione intellettuale di Leopardi e sulla sua visione della vita, che egli stesso definì “pessimismo cosmico”. Questa prospettiva vede l’esistenza umana come un’anomalia in un universo indifferente, in cui la felicità è irraggiungibile e la sofferenza è intrinseca alla condizione umana. Le Operette Morali sono invece 24 brevi scritti sotto forma di dialoghi tra personaggi reali o immaginari, “la descrizione concreta della vita e la dimostrazione che essa è ignobile e misera”, come scrisse Attilio Momigliano.

La vita privata di Leopardi fu segnata dalla solitudine, dall’amore non corrisposto e da una costante lotta con la sua salute. Formò diversi profondi legami emotivi nel corso della sua vita, in particolare con Silvia e Fanny Targioni Tozzetti, sebbene queste relazioni non culminarono mai in romanticismo, aggiungendo al suo senso di isolamento una infelicità romantica. La corrispondenza di Leopardi con contemporanei e amici offre una finestra sull’anima di un uomo che, nonostante la sua brillantezza intellettuale, bramava connessione e fuga dai confini del suo ambiente fisico e sociale. Alla ricerca di una salute migliore e di compagnia intellettuale, Leopardi si trasferì tra varie città italiane, tra cui Firenze, Pisa e Napoli, dove alla fine morì il 14 giugno 1837, a soli 38 anni. La causa precisa della sua morte non è stata definitivamente stabilita, ma Leopardi soffriva di una serie di problemi di salute cronici, tra cui un’insufficienza respiratoria, che nel corso degli anni peggiorarono progressivamente. Alcune fonti indicano che la sua morte potrebbe essere stata causata da un edema polmonare o da una malattia cardiaca, tuttavia non esistono documenti medici dettagliati che confermino con precisione la causa esatta della sua morte.

Nonostante la brevità della sua vita, le sue opere continuarono a guadagnare riconoscimento, assicurandogli un posto come figura centrale nel canone letterario italiano e come significativa influenza su poeti e pensatori successivi. L’influenza di Leopardi si estende oltre il regno della letteratura alla filosofia, all’etica e alle scienze umane. La sua contemplazione della natura, della bellezza e della psiche umana risuona con le preoccupazioni contemporanee sul significato, l’angoscia esistenziale e la ricerca della felicità. L’opera di Leopardi è stata soggetta a un’ampia analisi accademica, esplorando la sua rilevanza per le filosofie esistenziali e nichiliste moderne. La sua visione della condizione umana è tanto avvincente oggi quanto lo era nel XIX secolo. Il suo lascito, testimonianza del potere duraturo della creatività umana di fronte alla sofferenza, continua ad ispirare e sfidare lettori e pensatori in tutto il mondo.

I LIBRI DI GIACOMO LEOPARDI