Gianni Rodari: grammatica e mistero della fantasia

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È il 23 ottobre 1920 quando a Omegna, punta nord del Lago d’Orta, nasce in casa Rodari il piccolo Gianni. Figlio in seconde nozze di Giuseppe, fornaio, e di Maddalena Ariocchi, commessa nella bottega del padre, Gianni è un bambino schivo e solitario: con il fratello Cesare, nato soltanto un anno dopo di lui, riesce a legare; mentre con il fratellastro Mario, nato dodici anni prima dalle precedenti nozze del padre, non riesce ad avere confidenza. Gianni frequenta ad Omegna dalla prima alla quarta elementare, poi l’improvvisa morte del padre a causa di una broncopolmonite lo porta assieme alla madre e al fratello più piccolo a Gavirate, il paese natale della madre. Lì il giovane Rodari completa la scuola elementare. Il forno del padre viene ceduto al fratellastro Mario. Finite le scuole elementari, la madre richiede l’iscrizione in seminario per fargli frequentare il ginnasio, ma da questo momento in poi l’esperienza scolastica sarà costellata da numerosi cambiamenti.




Infatti, nonostante gli ottimi risultati scolastici (in prima e seconda fu sempre il migliore), all’inizio del terzo anno decide di cambiare e dal ginnasio passa alle scuole magistrali, dove completa la terza. Frequenta ottenendo il massimo dei voti anche la quarta e così viene ammesso con facilità al triennio superiore. Ma a febbraio del 1937 decide di abbandonare la scuola e studiare da privatista per avere la licenza un anno prima. E ottiene il risultato sperato. Se negli anni del ginnasio aveva militato nell’ambiente dell’Azione Cattolica, questi sono gli anni dei ripensamenti e inizia ad abbandonare pian piano l’ambiente cattolico. La sua prima esperienza di lavoro con un diploma di maestro in mano riguarda l’insegnamento della lingua italiana a dei bambini ebrei tedeschi rifugiatisi in Italia nella speranza di essere al riparo dal nazismo. Viveva con loro sul Lago Maggiore, insegnava l’italiano dalle 7 alle 10 del mattino e poi trascorreva il resto della giornata passeggiando nei boschi e leggendo le opere dei grandi autori russi e tedeschi.

Quando le esigenze di un lavoro stabile si fanno sentire, comincia con le supplenze in molte scuole della provincia di Varese: dalla stessa Gavirate a Biandronno, Brusimpiano ed altre località in zona. È in questa occasione che si fa consapevole della sua fantasia e voglia di giocare nel raccontare ai bambini. A causa di alcuni problemi di salute durante la Seconda Guerra Mondiale viene esonerato dal servizio militare. Finalmente nel 1941 vince il concorso di maestro e ottiene la cattedra a Uboldo. Ma quel periodo è tra i più drammatici sia per la storia dell’Italia sia per la vita personale di Rodari: costretto a iscriversi al Partito Fascita e a frequentare la Casa del Fascio per sopravvivere, apprende della morte in guerra di due cari amici e della deportazione del fratello Cesare in un campo di concentramento tedesco. Appena caduto il fascismo, Rodari si avvicina al Partito Comunista Italiano: atto che il Vaticano giudica eretico e per questo viene scomunicato e nelle parrocchie i suoi libri vengono messi al rogo. È la fine degli anni Quaranta quando inizia a scrivere per “L'Unità” e a curare per loro la rubrica “La domenica dei piccoli”. Nel 1950 il Partito Comunista lo chiama a Roma per dirigere “Il Pioniere”, giornale per ragazzi diretto con la giornalista milanese Dina Rinaldi. Negli stessi anni comincia a scrivere favole e storie per bambini e ragazzi e nel 1958 arriva anche la televisione: è infatti autore del programma per l'infanzia “Giocagiò”.

Sposato e con una figlia nata nel 1957, quando gli si presenta l’occasione di trasferirsi a Torino per accettare l’offerta di Einaudi rinuncia per due motivi: memore dei cambiamenti che aveva dovuto subire in età scolastica, decide di non riservare a sua figlia la stessa sorte; ha da poco cambiato casa a Roma, perciò decide di restarvi. Il Premio Hans Christian Andersen diventa il più prestigioso di tutta la sua carriera, Rodari resta peraltro l’unico italiano ad averlo ricevuto ad oggi. Negli ultimi anni della sua vita si dedica anche a numerosi viaggi nell’URSS, in Cina e in Bulgaria e continua la sua attività di giornalista. Entra in una clinica romana nell’aprile del 1980 per un’operazione ad una gamba a causa della occlusione di una vena, ma muore per un collasso cardiaco. La sua tomba è visitabile al cimitero monumentale del Verano.

I LIBRI DI GIANNI RODARI



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