Isabel Allende

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"Io sono un animale politico. In ogni mio libro esce fuori il mio femminismo, il mio socialismo e il mio antimilitarismo".




Come molti dei suoi personaggi, Isabel Allende ha passato la sua vita viaggiando. E' nata in una famiglia di diplomatici a Lima, in Perù, ma ha passato la sua infanzia e l'adolescenza tra Europa, Libano e Bolivia. Dopo il colpo di stato del 1973 in Cile e la morte di Salvador Allende, zio di Isabel, ha vissuto in esilio a Caracas per 13 anni, ma dopo aver incontrato e sposato l'avvocato di San Francisco William Gordon nel 1987, si è trasferita in California. La sua vita artistica, inevitabilmente, riflette la natura migrante della sua vicenda personale: l'8 gennaio del 1981 la Allende iniziò a scrivere una 'lettera spirituale' a suo nonno morente, una lettera che ben presto divenne il suo romanzo d'esordio, La casa degli spiriti. Da allora in poi la scrittrice usa iniziare il lavoro su ogni suo libro proprio l'8 di gennaio, ogni anno. Il 'realismo magico' del quale sono imbevute le sue opere ha portato inesorabilmente la critica a paragonare la sua opera a quella di un altro gigante della letteratura sudamericana moderna, Gabriel Garcia Marquez. La stessa Allende ha più volte ammesso che Cento anni di solitudine, il capolavoro di Marquez, l'ha fortemente influenzata, come del resto è successo ad una intera generazione di lettori e scrittori. La vita della scrittrice cilena (ammesso che sia possibile attribuire una cittadinanza precisa a Isabel Allende) è stata sconvolta nel 1991, quando la figlia Paula è stata colpita da una grave patologia ereditaria, la porfiria, che l'ha fatta entrare in coma e l'ha uccisa un anno dopo. La Allende ha tentato di esorcizzare questa terribile esperienza con l'unica arma a sua disposizione, la scrittura: il risultato è Paula, una lettera scritta ad un familiare morente, proprio come più di 10 anni prima, e come allora una celebrazione funebre che è al tempo stesso pianto e guarigione, morte e resurrezione, inverno e primavera. Fino al 1997 per Isabel Allende è stato tempodi tristezza, una stagione che non sembrava potesse finire mai di lacrime e ricordi, rimpianti e malinconia. Ma nel 1997, inaspettata, la rinascita, proprio con il suo libro più vitale e sensuale, la raccolta di ricette e racconti afrodisiaci Afrodita: "Ho saputo di aver raggiunto la fine del mio lungo tunnel di pianto quando sono stata assalita di nuovo da un fortissimo desiderio di cucinare e di flirtare". In un ventennio la Allende ha venduto qualcosa come 35 milioni di copie di libri tradotti in 27 lingue, e agli occhi della critica e del pubblico è gradualmente passata dallo status di scrittrice colta e sensibile a quello di macchina crea-bestseller. Un'etichetta forse ingenerosa, ma che comunque nulla toglie alla sua innata e invidiabile capacità di parlare al cuore delle persone di qualsiasi latitudine.

I libri di Isabel Allende



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