Kazuo Ishiguro: realtà alternative e rievocazioni grandiose, in prima persona

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La consegna del Nobel per la Letteratura a Kazuo Ishiguro nel 2017 sottolinea la sua capacità “nell’aver rivelato l’abisso al di sotto del nostro senso illusorio di connessione col mondo, in romanzi di grande forza emotiva”. Un membro dell’Accademia Svedese ha poi aggiunto che lo scrittore “contiene in sé in nuce Jane Austen e Franz Kafka, ai quali va aggiunto un po’ di Marcel Proust”. I romanzi e racconti di Ishiguro, infatti, sono molto eterogenei per genere e ambientazione, traggono ispirazione dalla storia passata come dall’immaginario, svelando un’ispirazione variegata e vivace.




Ishiguro è giapponese, nato a Nagasaki nel 1954, ma è naturalizzato britannico e scrive in lingua inglese (ed è attualmente tradotto in quaranta lingue). Laureato in Letteratura e Filosofia nel Regno Unito, dove viveva dall’età dei sei anni, ha poi seguito corsi di creative writing e di musica. Ha cominciato a scrivere narrativa nei primi anni Sessanta - prima si era brevemente cimentato come autore di canzoni. Ha sempre scritto in prima persona, riuscendo a restare limpido ed equilibrato anche in presenza di temi e scenari lontani dalla realtà e alle prese con personaggi complessi. I suoi primi romanzi pubblicati sono Un pallido orizzonte di colline (1982) e, quattro anni dopo, Un artista del mondo fluttuante; entrambi sono ambientati in Giappone. A questi è seguito Quel che resta del giorno (1989), che lo lancia sulla scena internazionale con grandissimo successo, grazie anche alla trasposizione cinematografica di James Ivory e ad Anthony Hopkins che ha interpretato il protagonista con la consueta maestria. Il romanzo rievoca, con uno stile delicato e profondo, l’esperienza di un maggiordomo in una aristocratica famiglia inglese residente nella campagna di Oxford, nella prima metà del Novecento. Si tratta, in fondo, di una storia d’amore in forma di memoriale, ma i ricordi e i rimpianti di chi narra si inseriscono nel ricco affresco di quella particolare società. Al libro è stato conferito il Booker Prize di quell’anno.

Nella seconda metà degli anni Novanta sono usciti Gli inconsolabili, che introduce il tema, caro a Ishiguro, degli eventi surreali e Quando eravamo orfani, ambientato fra Shangai e Londra, guardate però con gli occhi di un bambino. Nel 2005 viene pubblicato il romanzo ucronico Non lasciarmi, che ha affascinato milioni di lettori, soprattutto adolescenti, ed è diventato anch’esso un film, diretto nel 2010 da Mark Romanek. È la storia - ambientata in un presente alternativo al reale - di tre studenti di un particolare collegio inglese, uniti da un legame molto forte che durerà per la vita e accomunati da uno speciale destino che ha scosso e continuerà a scuotere i lettori di tutto il mondo.

Ishiguro certamente non è un autore prolifico o incline a sfruttare oltremodo la sua produzione; il successivo titolo è del 2015: Il gigante sepolto. La storia, fra mitologia e fantasy, porta il lettore nell’antica Inghilterra, il paese dei sassoni e britanni e dei cavalieri della Tavola Rotonda (ma anche degli orchi e dei draghi). A questi romanzi si aggiungono le raccolte di racconti: Notturni. Cinque storie di musica e crepuscolo (2009), dal quale Einaudi nel 2018 ha tratto Crooner, un racconto lungo di ispirazione musicale ambientato a Venezia, per pubblicarlo in una edizione illustrata da Bianca Bagnarelli. La produzione di Ishiguro comprende anche qualche sceneggiatura e una piccola produzione di saggistica. Foto di Frankie Fouganthin (Creative Commons).

I LIBRI DI KAZUO ISHIGURO



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